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Wikileaks, Assange arrestato a Londra. Usa chiedono estradizione

Il giornalista australiano Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è stato arrestato a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador, dove si trovava da sette anni, dopo che il Paese sudamericano gli ha revocato l’asilo. Durante l’arresto Assange ha lanciato accuse contro il governo di Londra: “Il Regno Unito non ha civiltà” e poi ha fatto un appello ai britannici sostenendo che “il Regno Unito deve resistere”.

Un testimone, sostenitore di Assange, ha raccontato ai media di aver contato “almeno sei uomini” in borghese impegnati a “trascinare via Julian”, oltre ad alcuni agenti di polizia in uniforme schierati a fare barriera intorno. “Julian ha detto qualche parola, ma è stato spinto in fretta a bordo di un furgone”, ha proseguito l’uomo, descrivendo il fondatore di Wikileaks come “disorientato, non avendo visto la luce del giorno per oltre sei anni”. “Portarlo via così è stato crudele”, ha aggiunto, dicendo che lui come altri attivisti si aspettavano ormai la cattura, ma ritenevano sarebbe avvenuta “nottetempo”. “Così è stato davvero scioccante”, ha concluso, prima di spostarsi con altri manifestanti per protestare di fronte alla stazione di polizia in cui ora il giornalista australiano ed ex primula rossa del web è tenuto in custodia.

Subito dopo l’operazione, Wikileaks ha accusato il Paese sudamericano di aver “revocato illegalmente l’asilo in violazione del diritto internazionale”. E ha detto che dietro questo arresto ci sono “la Cia” e altri poteri. Assange, twitta l’organizzazione da lui fondata per diffondere documenti segreti scomodi, “è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto decine di premi di giornalismo ed è stato nominato per il Nobel per la pace dal 2010. Ma attori potenti, inclusa la Cia, sono impegnati in uno sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo”.

Mosca ha commentato il fermo auspicando “che i suoi diritti vengano rispettati”, come ha detto Dmitry Pescov, il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, rispondendo alla domanda sulla possibilità che la Russia gli conceda asilo. La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha scritto su Facebook che con questo arresto, nel Regno Unito “la mano della democrazia strangola la libertà”. Il presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, ha spiegato di aver revocato l’asilo ad Assange per “violazione della convenzione internazionale” da parte del giornalista australiano e ha assicurato che non sarà estradato in un Paese che applica la pena di morte. L’ex presidente del Paese, Rafael Correa, che aveva concesso l’asilo, ha però accusato di “tradimento” il suo successore: “Così ha messo a rischio la vita di Assange e umiliato l’Ecuador. Moreno è un corrotto ma quello che ha fatto oggi è un crimine che l’umanità non dimenticherà mai”.

Oltre ad aver messo fine all’asilo di Assange nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il governo di Quito ha anche deciso di revocargli la cittadinanza ecuadoriana concessagli dall’ex presidente Correa. Il padre di Wikileaks era ricercato dalla giustizia britannica per aver violato i termini della libertà vigilata, dopo essere stato fermato a Londra per violenza sessuale e stupro in Svezia: la donna che lo accusa intende chiedere la riapertura dell’indagine contro di lui.

“Posso confermare che Julian Assange, sette anni dopo essere entrato nell’ambasciata ecuadoriana, è ora sotto custodia della polizia per affrontare debitamente la giustizia del Regno Unito. – ha affermato il ministro dell’Interno britannico, Sajid Javid – Voglio ringraziare l’ambasciata dell’Ecuador per la sua cooperazione e la polizia per la sua professionalità: nessuno è al di sopra della legge”. Theresa May ha dato “il benvenuto alla notizia” dell’arresto di Assange, parlando alla Camera dei Comuni fra mormorii di assenso di una parte dell’aula. La premier britannica non si è espressa sulle accuse, ma rivendica la cattura come una conferma del fatto che “nessuno nel Regno Unito è al di sopra della legge”. La May ha confermato inoltre la richiesta di estradizione da parte degli Usa nei confronti di Assange, lasciandone la valutazione al giudizio delle corti britanniche.

“L’Italia vi guarda, libertà per Assange”. Così ha commentato la vicenda il sottosegretario italiano agli Esteri, Manlio Di Stefano: “L’arresto di Assange, dopo 7 anni di ingiusta privazione di libertà e una inquietante manifestazione di insofferenza verso chi promuove trasparenza e libertà come Wikileaks. Amici britannici, il mondo vi guarda, l’Italia vi guarda. Libertà per Assange”.

Assange si era infatti rifugiato nell’Ambasciata ecuadoriana nel giugno del 2012 acquisendo infine la cittadinanza dell’Ecuador nel 2018; i suoi rapporti con le autorità di Quito si sono però progressivamente raffreddati, tanto che nel già nel 2016 gli era stato tolto l’accesso a internet dopo che Wikileaks aveva pubblicato una serie di e-mail riservate dell’allora candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton. E’ stato riconosciuto colpevole immediatamente di aver violato i termini della cauzione nel 2012 per non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador. Per questo reato rischia una pena fino a 12 mesi di carcere nel Regno Unito (la sentenza precisa sarà definita più avanti) in attesa che le autorità britanniche decidano anche sulla richiesta di estradizione presentata dagli Usa. Il fondatore di Wikileaks, inoltre, è accusato dagli Usa di cospirazione con Chelsea Manning nel 2010 finalizzata alla pirateria informatica. Lo ha reso noto il dipartimento di giustizia americano. Se condannato, Assange rischia sino ad un massimo di cinque anni.

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