Caserta Prov.

Liquami di allevamento sversati nel Volturno: condannato il patron di “Foreste Molisane”

II Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nella serata di ieri, ha pronunciato la sentenza nel processo celebrato nei confronti di Giuseppe Gravante, patron di “Foreste Molisane”, ed altri 10 imputati, dichiarando Gravante responsabile delle imputazioni a lui ascritte e condannandolo, di conseguenza, alla pena di 5 anni di reclusione con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici ed interdizione legale per la durata della pena, oltre al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili in solido con gli altri condannati, da liquidarsi in separata sede.

Il processo ha visto imputato Gravante per aver effettuato attività di smaltimento dei rifiuti speciali, pericolosi e non, senza la prescritta autorizzazione, nelle aziende agricole site nell’Alto Casertano, a Gioia Sannitica, nelle località Fossolagno – Torre del Duca – Compostella, quale amministratore unico delle società (Azienda Agricola Alifana; Agricola del Matese; Agricola Nat.Alì) attraverso le quali gestiva le stesse aziende agricole. In particolare, le attività illecite relative contestate erano consistite nello smaltimento, direttamente nel fiume Volturno, delle deiezioni animali dell’allevamento di bestiame, nonché dei reflui provenienti dalle sale di mungitura; nello sversamento, con le stesse modalità, delle acque di lavaggio delle stalle e delle sale di mungitura, addizionate a prodotti detergenti ed acidi di notevole intensità; negli interramenti e bruciamenti di rifiuti speciali.

Le condotte criminose riconosciute in sentenza a Gravante sono scaturite dalle investigazioni coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e svolte dai carabinieri forestali (all’epoca Corpo Forestale dello Stato) che hanno permesso di disvelare condotte illecite nelle aziende agricole di Gravante.

Nel periodo intercorrente dal 2011 all’aprile 2014: sversamento nel fiume Volturno degli effluenti zootecnici prodotti dagli allevamenti di bestiame, per un totale di 60mila metri cubi di deiezioni ammali, nonché dei reflui provenienti dalle sale di mungitura o per mezzo di carro botti trainati da trattori o per mezzo di appositi fossi di scolo; nel periodo intercorrente dal 1994 all’aprile 2014: interramento ed abbruciamento, su un’area di 15.300 metri quadri, di materiali plastici, corde in nylon, siringhe per uso sanitario, provette per campioni ematici con residui di siero di sangue, flaconi di farmaci, marchi di identificazione dei capi bovini, rifiuti organici contenenti sostanze pericolose, imballaggi di varia natura, rifiuti misti di attività di demolizione e costruzione, contenitori in tetrapak, rifiuti urbani non differenziati, rifiuti agrochimici, cerchioni di autovetture, materiali isolanti, miscele bituminose, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, pneumatici fuori uso, toner per stampanti, filtri olio e bottiglie di vetro, residuati di lavorazione dell’azienda di imbottigliamento del latte, oli, carcasse di vitelli e di bufale nonché rifiuti di vario genere completamente o in parte combusti.

Nel periodo intercorrente dal 10 dicembre 2013 all’aprile 2014: appiccato il fuoco a rifiuti, pericolosi e non pericolosi, depositati in maniera incontrollata. Nel periodo intercorrente dal 2011 al 2013: attestato falsamente nelle comunicazioni per l’utilizzazione dei liquami zootecnici inviate ai sindaci nei P.u.a. (Piani di utilizzazione agronomica dei liquami zootecnici) l’avvenuto spandimento dei liquami provenienti dalle sue aziende nei terreni agricoli indicati. Nel periodo intercorrente dal 2011 al 2014: attestato falsamente nei Ddt (documenti di trasporto) l’avvenuta movimentazione dei liquami provenienti dalle sue aziende nei terreni agricoli indicati nei Pua. Condotte criminose che sono state poste in essere materialmente da cinque dipendenti delle aziende gestite dal Gravante Giuseppe anch’essi riconosciuti colpevoli e condannati a pene più lievi.

Da tale quadro si è delineato una precisa fattispecie di gravissimo allarme sociale atteso il desolante e sconfortante degrado ambientale della provincia casertana e, attraverso il fiume Volturno, del litorale domizio, quadro di sistematicità dello sversamento e del tombamento di rifiuti nell’ambito del quale da tempo immemore, si vede il fiume Volturno trattato come una fogna a cielo aperto. Per avere un’idea della gravita dell’inquinamento arrecato dagli sversamenti illeciti

nel fiume Volturno, basti pensare che un allevamento bovino come quello in oggetto, che in alcuni periodi ha raggiunto una consistenza di 3000/3500 capi, rilascia un carico organico specifico pari a 24mila abitanti equivalenti. Gravante è stato, invece, assolto del capo a) di imputazione secondo il quale avrebbe costretto i suoi dipendenti a commettere le azioni criminose descritte in precedenza dietro minacce consistite nel prospettare il licenziamento se non avessero posto in essere quanto richiesto. Di rilievo risulta che con la condanna è stata disposta anche la confisca delle aree sulle quali sono avvenuti gli abbruciamenti di rifiuti, nonché la bonifica ed il ripristino dello stato dei luoghi a cura e spese di Gravante.

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