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Recale, Don Diana e Siani: al “Giovanni XXIII” si chiude la due giorni sulla legalità

Si è svolto, il 25 marzo, all’Istituto comprensivo statale di Recale, un incontro organizzato  dalla scuola  per ricordare la figura di don Peppino Diana in occasione del venticinquesimo anniversario dalla sua scomparsa. È stata la docente Lucia Sibillo a fare gli onori di casa ed aprire il dibattito, introducendo la figura di don Peppe Diana e presentando i relatori ai ragazzi i quali per l’occasione hanno preparato video, racconti e tante domande sulla vita e sulla tragica fine del parroco di Casal di Principe.

Il convegno si è svolto presso la sala convegni dell’Istituto, Giuseppe Sagliano amico del compianto sacerdote e parroco di Villa di Briano in provincia di Caserta, ha spiegato ai ragazzi che «la natura di Don Peppino Diana era quella di uomo di chiesa, di uomo e sacerdote imprescindibili l’uno dall’altro, di guida spirituale, di insegnante, di capo scout. Un parroco che esprimeva il proprio pensiero da intellettuale, attraverso la parola del Vangelo. Lo faceva con facilità, perché nella parola di Dio cercava conforto, cercava spiegazioni, offriva soluzioni, Don Peppino Diana era semplicemente se stesso, seguiva i propri principi e suoi ideali e non potevo rimanere che affascinato da un personaggio del genere». È da qui che nasce “Solo un prete”, dal desiderio di accendere nel lettore qualche domanda affinché si comprenda che una persona normale è stata ammazzata in maniera brutale. «Ma perché Don Peppino è stato ammazzato? Non perché – continua Sagliano – andava a fare il prete anticamorra e non perché andava a fare le lotte. Perché lui viveva con la forza della parola e con le azioni di ogni giorno. Il suo intento era di fermare la violenza e di far tacere le armi».

Sono intervenuti al seminario anche Leonardo Piccolo per l’associazione FareAmbiente, che ha voluto ricordare che il primo marzo del 2017 è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno Civile in ricordo delle vittime delle mafie” e per questo motivo è nostro dovere ricordare tutte le vittime, per non rischiare che quei nomi e quelle storie cadano nel dimenticatoio. Sono intervenuti il sindaco di Recale Raffaele Porfidia con l’assessore Gemma Argenziano. Il primo cittadino ha voluto ricordare ai ragazzi che la figura di don Peppe Diana è amata anche a Recale, la sua amministrazione loda iniziative come queste e condanna ogni forma di violenza invitando i ragazzi a denunciare sempre ogni forma di sopraffazione.

Il maresciallo maggiore dei carabinieri di Macerata Campania, Baldassare Nero, ha spiegato che quello di Don Peppe Diana è stato un percorso di vita spezzato e interrotto brutalmente, ma per noi resta una preziosissima testimonianza perché in sua memoria abbiamo il dovere di sensibilizzare i giovani alla Legalità come segno di impegno nelle lotte da lui incominciate. “Dal seme che muore fiorisce una pianta nuova di giustizia e di pace”. Su queste sue parole il fondamento di Legalità continuerà il proprio cammino in tutta la Nazione. Infine, è stato il dirigente scolastico Spalice a concludere e salutare tutti con una bellissima testimonianza sia sulla figura di don Peppe Diana e sia sulle vittime innocenti  di mafia,  ha inoltre invitato i ragazzi per l’esame che affronteranno a giugno ad adottare  la storia di almeno una delle vittime innocenti freddate in Campania, in modo da ricordare e far ricordare le loro storie, don Sagliano ha raccolto subito l’invito del dirigente scolastico impegnandosi a raccogliere il materiale e le testimonianze dei ragazzi in un libro oltre ad invitarli a fare una visita guidata presso la sua Parrocchia, un bene confiscato  alla camorra e sulla tomba di don Peppe Diana.

Il 22 marzo, invece, è stata la volta di un’altra figura simbolo della lotta alle mafie: Giancarlo Siani. Tra i relatori, i giornalisti Angela Mallardo e Nando Misuraca, lo scrittore Paolo Miggiano, Agostino Morgillo dell’Anpi e il rapper Tueff. Sul giornalista, Mallardo, insegnante di lungo corso, ha scritto “Giancarlo Siani. Il bambino che vivrà per sempre”, edito da Buk Buk. I primi capitoli raccontano l’infanzia, un segmento inedito della vita di Siani mediante i nuclei tematici della famiglia, del gioco, del carattere, della scuola e del tempo libero.

Gli ultimi capitoli si concentrano, invece, su impegno giornalistico, morte e memoria, anche grazie alla sua auto Citroën Méhari divenuta il simbolo della libertà di stampa e di espressione non solo a livello locale, ma a livello nazionale ed europeo. Arricchiscono le pagine del volume piccoli brani tratti da pubblicazioni o dal web dove scrittori, giornalisti, intellettuali, colleghi e amici di Giancarlo esprimono pensieri su di lui come persona e professionista. Infine, un’appendice con dei suggerimenti metodologico-didattici per consentire ai giovani lettori una riflessione sui temi trattati e un approfondimento dei contenuti.

IN ALTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA

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