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Caso Diciotti, Senato nega autorizzazione a procedere per Salvini

L’Aula del Senato ha votato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato per il caso Diciotti. La maggioranza dei voti (232, un numero ben superiore ai 160 necessari) si è espressa a favore della relazione del presidente Maurizio Gasparri e, quindi, contro la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania. Il dato finale verrà annunciato dopo le 19.

Alla dichiarazione di voto del senatore M5s Mario Giarrusso che ha annunciato il “no” del Movimento all’autorizzazione a procedere al ministro dell’Interno sono seguiti gli applausi del vicepremier e degli altri senatori della Lega, alzatisi in piedi. Contemporaneamente i senatori di Pd e Leu hanno urlato: “Vergogna, vergogna”.

“Abbiamo salvato, abbiamo soccorso, abbiamo nutrito. Quei quattro giorni sono stati risolutivi. Abbiamo risolto il problema senza esporre a rischio i passeggeri”, aveva dichiarato Salvini intervenendo al Senato. “Io sono per meno porti aperti, meno sbarchi, meno morti. Più che porti aperti, qualcuno vuole più cimiteri aperti”. “Non sarò mai il ministro che lascia morire una sola persona nel Mare Mediterraneo senza muovere un dito. Quando si mette in dubbio che, col mio lavoro, abbia abusato della mia carica per qualcosa che ho fatto, faccio e rifarò per difendere i miei figli, mi emoziono. L’intera ricostruzione delle vicenda Diciotti è in linea con le osservazioni del procuratore di Catania che proprio oggi ringrazio perché sono stati compiuti 14 arresti di un clan mafioso per traffico di droga e armi. I ministri passano, le forze ordine e la magistratura sane, restano e quindi li ringrazio perché fanno il loro lavoro”.

Non sono comunque previsti colpi di scena sulla decisione che il Senato prenderà sul ministro Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato per il caso Diciotti. “Gli iscritti hanno detto che il governo ha tutelato un interesse pubblico”, assicura Luigi Di Maio, mentre in Aula a Palazzo Madama inizia la discussione generale, con oltre 50 iscritti a parlare. “Sarà una maratona oratoria”, annunciano le opposizioni che parlano di “pericoloso precedente”. “La libertà personale è un diritto inviolabile”, ricorda il senatore di Leu, Pietro Grasso, nella relazione di minoranza, mentre il Pd parla di vicenda “senza precedenti”.

Il no all’autorizzazione in Aula, sostenuto ufficialmente dai 5 stelle, è nella stessa linea della giunta per le immunità: linea, spiega il presidente Gasparri, che “si basa sull’articolo 96 della Costituzione, che regola la responsabilità dei ministri, e sulla Legge Costituzionale (n.1 dell’89)”. Ma è evidente che le acque non sono tranquille. A scanso equivoci il voto sarà palese e lo stesso premier Conte presidierà in Aula, “per assunzione di responsabilità”, spiega, ma anche in difesa di “una chiara linea politica che il governo sottoscrive”.

A preoccupare non sono solo le senatrici M5s, Fattori e Nugnes che hanno finora manifestato la loro intenzione di votare sì all’autorizzazione a procedere per salvini, ma si parlerebbe anche di qualche altro dissidente. Una parte di questi sarebbero tentati di uscire dall’Aula o risultare assenti per evitare scontri diretti con il movimento. Anche perché il capogruppo in Senato Stefano Patuanelli ha avvertito che chi vota in dissenso dalla piattaforma è fuori anche se le espulsioni renderebbero ancora più risicati i numeri della maggioranza in Senato.

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