Esteri

Brexit, Parlamento prende il controllo. May non intende dimettersi

Nuovo braccio di ferro, nel Regno Unito, tra la premier Theresa May e il Parlamento britannico riguardo alla Brexit. May ha subito un altro ko, ma è ancora decisa a non dimettersi, mentre il Parlamento è riuscito ad approvare in tarda serata un emendamento con cui si autoattribuisce più potere sulla presentazione di piani B alternativi alla linea della premier, che verranno discussi oggi. Dopo aver votato in dissenso con l’esecutivo, tre sottosegretari si sono dimessi. Oggi, intanto, in Italia entro in vigore il dl Brexit: il provvedimento era stato approvato dal governo lo scorso 20 marzo in vista dell’eventualità di un’uscita del Regno Unito dall’Ue senza un accordo.

L’emendamento sulla Brexit è stato approvato dalla Camera dei Comuni con 329 voti, contro 302 e grazie anche a una parte di dissenso Tory: permetterà oggi ai deputati di votare prioritariamente le loro proposte “indicative” di piani B alternativi alla linea May. I sottosegretari che si sono dimessi dopo il voto ribelle sono Richard Harrington, Steve Brine e Alistair Burt. Il Parlamento dovrà cercare di uscire dallo stallo entro le nuove scadenza fissate da Bruxelles nel vertice dello scorso fine settimana, con il breve rinvio a doppia opzione dell’uscita dall’Ue (dal 29 marzo al 22 maggio in caso di ratifica dell’accordo di divorzio, al 12 aprile in caso di nulla di fatto).

Ieri la settimana che dovrebbe essere cruciale per la Brexit è iniziata con un rinvio. Theresa May, nel suo statement, ha ammesso che “allo stato non c’è ancora un consenso sufficiente” per l’intesa da lei raggiunta con Bruxelles a novembre e già bocciata due volte clamorosamente a Westminster. Ma non per questo l’ha ritirata dal tavolo. Si è limitata a prendere tempo, aggiornando a data da destinarsi l’ipotesi di un terzo voto di ratifica – se sarà possibile – e intanto si è piazzata sulla riva del fiume ad aspettare i preannunciati “voti indicativi” del Parlamento: dicendosi disposta ad “affrontarne costruttivamente” il responso, ma avvertendo di non voler dare “assegni in bianco” su alternative “non negoziabili” con l’Ue e non senza dichiararsi “scettica” sull’esito dell’operazione. L’impegno del governo, quindi, rimane quello di cercare il consenso sul piano A.

Jeremy Corbyn, il leader dell’opposizione laburista, ha definito quella di May un’ostinazione che è ormai “motivo d’imbarazzo nazionale”. Corbyn continua a scommettere sul proprio piano B per una Brexit più soft, che si dice certo possa trovare “il consenso della Camera” dopo quello ottenuto in un appello congiunto senza precedenti “di sindacati e Confindustria”. Sull’emendamento, poi, ha esultato: “Il Parlamento ha preso il controllo”. E ha sottolineato come la Camera dovrà ora anche decidere se sottoporre un ipotetico piano B approvato a un referendum “confermativo”. “Dove il governo ha fallito – ha concluso Corbyn – questa Camera deve avere successo e io credo l’avrà”.

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