Napoli

Camorra, faida Sibillo-Buonerba e racket pizzerie: 15 arresti

Scacco alla cosiddetta “Paranza dei bambini”. 11 persone ritenute affiliate al clan camorristico Sibillo, attivo nel centro antico di Napoli, sono state arrestate dalla polizia di Napoli su provvedimento della Direzione distrettuale antimafia. Le accuse per tutti sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, comuni e da guerra, e ricettazione.

Nell’operazione sono stati coinvolti soggetti ritenuti pienamente organici al clan Sibillo all’epoca della latitanza dei fratelli Emanuele e Pasquale Sibillo, latitanti dal giugno 2015 e poi diventati referenti del clan, dopo l’assassinio di Emanuele Sibillo, avvenuto il 2 luglio 2015, e l’arresto di Pasquale Sibillo, avvenuto il 4 Novembre 2015. Dalle indagini è emersa la violenta contrapposizione tra il clan Sibillo ed il clan Buonerba-Mazzarella per acquisire il controllo degli affari illeciti nel quartiere di Forcella, nel rione della Maddalena, in via dei Tribunali e, più in generale, nell’area dei Decumani.

Ci sono anche gli autori dell’assassinio di una vittima innocente, il meccanico Luigi Galletta, ammazzato dal clan Sibillo a 21 anni per avere detto no alla camorra, in particolare per essersi rifiutato di rivelare dove si nascondesse il cugino, affiliato al clan Buonerba, tra i destinatari delle misure cautelari. A tutti viene contestata l’associazione a delinquere di stampo camorristico. Si tratta di Antonio Napoletano, ritenuto esecutore materiale dell’omicidio (all’epoca era minorenne ed è stato già condannato per quei fatti, ndr) e di Ciro Contini (lontano parente di Edoardo Contini, elemento di spicco dell’omonimo clan), anche lui ritenuto esecutore materiale dell’assassinio di Galletta. L’ uomo venne prima picchiato e tre giorni, dopo l’ennesima richiesta di rivelare dove si trovasse il cugino ucciso a colpi di pistola nell’officina dove lavorava.

Gennaro Buonerba, a capo dell’omonimo gruppo camorristico, già in carcere, e Massimo Amoroso, anche lui ritenuto affiliato ai Buonerba, secondo gli inquirenti sarebbero, rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale dell’esplosione di un ordigno, molto simile a una bomba a mano, fatta deflagrare nell’ottobre del 2015 davanti l’abitazione di un loro rivale, ritenuto affiliato ai Sibillo, Antonio Napoletano. Un’esplosione particolarmente potente che danneggiò due negozi e non provocò vittime unicamente perché quel giorno c’era una partita del Napoli e le strade erano deserte.

Dopo la morte di Emanuele Sibillo e l’arresto del fratello Pasquale, a capeggiare la paranza erano Ciro Contini, Antonio Napoletano, Francesco Pio Corallo e Luca Capuano. Questi ultimi due vennero arrestati per avere chiesto il pizzo nella zona della Maddalena a Napoli, creando contrasti con il clan Mazzarella. Dopo il loro arresto, infatti, le estorsioni in quella zona passarono proprio ai Mazzarella i quali, per affermare la propria supremazia ai danni degli ambulanti extracomunitari spararono a scopo intimidatorio ferendo una bimba, figlia di un ambulante napoletano.

In un’altra operazione i carabinieri hanno arrestato quattro presunti affiliati allo stesso clan che imponevano da due anni tangenti alla pizzeria Di Matteo, detta “Pizzeria del Presidente”, in via Tribunali, nel centro antico di Napoli. Secondo quanto emerso dalle indagini, da due anni i titolari del locale erano costretti a versare ogni settimana somme di denaro agli emissari del clan. Il 25 febbraio scorso il locale, noto perché vi si fermò il presidente americano Bill Clinton durante il vertice G7 del 1994, è stato fatto bersaglio di colpi d’arma da fuoco. La richiesta estorsiva aumentava in occasione delle principali festività ed era funzionale, oltre che ad imporre la supremazia del clan sul territorio, a sostenere i detenuti affiliati al clan e le loro famiglie.

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