Gricignano

Gricignano, bando per dirigente Area Tecnica. Moretti: “No a candidati indagati o imputati”

Si impedisca la partecipazione di candidati sottoposti a procedimenti penali nella selezione del nuovo dirigente dell’area tecnica comunale di Gricignano. E’ la richiesta che l’ex sindaco Andrea Moretti, esponente del circolo “Uniti” invia al commissario prefettizio Aldo Aldi dopo la riapertura, avvenuta lo scorso 7 febbraio, della selezione pubblica volta alla copertura, per tre anni, dell’incarico dirigenziale dopo le dimissioni dell’ingegner Davide Ferriello.

“Confrontando il bando pubblicato in occasione della riapertura dei termini con quello pubblicato in precedenza, in data 22 gennaio 2019, abbiamo individuato una piccola differenza che, tuttavia, è assolutamente significativa”, fa sapere Moretti nella missiva indirizzata al commissario, sottolineando: “Infatti, mentre il primo bando prevedeva tra i requisiti di partecipazione quello di ‘non avere…precedenti penali in corso’, la nuova versione non preclude più la partecipazione a quanti risultano coinvolti in siffatti procedimenti, provvedendo semplicemente la necessità di ‘indicare eventuali procedimenti penali in corso’”.

Insomma, secondo Moretti, dietro questa lieve differenza si cela, in realtà, “la decisione di permettere sia ai professionisti indagati che a quelli imputati, cioè rinviati a giudizio, di prendere parte alla selezione. Si tratta di una scelta che non ci sentiamo di condividere”. “A fronte del principio di non colpevolezza, – continua l’ex primo cittadino – che non è in alcun modo in discussione, si tratta di far prevalere l’interasse pubblico del Comune di Gricignano ad individuare un professionista, oltretutto chiamato a svolgere un ruolo strategico e della durata di ben 3 anni, lontano da speciose fattispecie di rilievo penale. Infatti, nel caso in cui il soggetto selezionato (imputato-indagato) dovesse poi subire una condanna, il Comune patirebbe un danno gravissimo legato all’interruzione di un incarico che, come chiarito dal Tar di Lecce, con ordinanza 14/2019 (citata dalla segretaria comunale), ha una durata minima di tre anni proprio per permettere all’Amministrazione di ‘conseguire i risultati peri quali l’incarico gli è stato affidato’”.

Moretti, pertanto, chiede al commissario prefettizio “di intervenire immediatamente inserendo nuovamente il requisito della ‘assenza di procedimenti penali in corso’ che meglio risponde alla necessità di tutelare in un’ottica preventiva, gli interessi dell’Amministrazione comunale” e di rivedere immediatamente la decisione della dottoressa Stefania Pignetti, responsabile dell’Area Affari Generali, di modificare il nuovo bando pubblicato in occasione della riapertura dei termini di partecipazione”.

E qui l’ex sindaco, in ordine alla legittimità di una clausola del genere, cita alcune sentenze del Consiglio di Stato: “L’inserimento in un bando di concorso del requisito della mancanza di pendenza di procedimenti penali rientra nella discrezionalità della Pubblica amministrazione e tale scelta non può ritenersi irragionevole o macroscopicamente contraria ai principi dell’ordinamento, in quanto corrisponde ad un’esigenza di ‘difesa avanzata’ dell’Amministrazione che, alla luce delle esigenze peculiari di determinati impieghi pubblici, può legittimamente individuare circostanze ritenute ostative all’assunzione del candidato in ragione del danno che esse paiono suscettibili di arrecare all’interesse pubblico, specialmente allorché gli illeciti penali in questione siano connessi con l’impiego di assumere”. Cosicché “qualora un bando di gara preveda, tra i requisiti di ammissione, ‘non avere procedimenti penali in corso’, l’espressione ‘procedimento’ deve intendersi come inclusiva delle varie ipotesi nelle quali un soggetto assuma la qualità già di indagato nella fase delle indagini preliminari, dunque a ragione in queste fattispecie dove rientra l’emissione di un decreto di citazione a giudizio”.

Ed ancora: “Non vi è dubbio che l’interesse del candidato a partecipare alla procedura selettiva sia del tutto recessivo di fronte all’interesse pubblico ad evitare che vi prendano parte soggetti indagati, non essendovi in questa ipotesi alcuna necessità di tutelare una posizione lavorativa già consolidata, come invece accade nella diversa ipotesi, a questa non assimilabile, della sospensione cautelare dal servizio, sulla cui falsariga il giudice ha invece inteso istituire, in modo improprio, il parallelismo a fondamento dell’affermato bilanciamento degli interessi in gioco”.

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