Parete

Parete e la “cultura criminale”: i consiglieri del Pd si rivolgono ai carabinieri

Finisce dai carabinieri la polemica tra il sindaco Gino Pellegrino e i due consiglieri comunali di opposizione del Pd, Giuseppe D’Alterio e Raffaele Vitale. A scatenare la bagarre è stata una dichiarazione del sindaco che ha accusato qualche consigliere di opposizione di essere espressione di una “cultura criminale” in merito soprattutto alla privatizzazione di suolo pubblico durante la passata amministrazione di centrosinistra.

Gli esponenti Dem, lo scorso 18 gennaio, hanno presentato alla locale stazione dei carabinieri una “richiesta di chiarimenti”, da trasmettere alla Prefettura di Caserta, circa la dichiarazione fatta dal sindaco in merito alla “cultura criminale” che avrebbe governato il territorio. Inoltre, nell’esposto, si chiede al comandante dell’Arma di fare accertamenti su tutti i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione presenti in Consiglio ed estesi ai coniugi e parenti entro il terzo grado.

“Faccio il consigliere comunale da diversi anni – afferma il capogruppo del Pd, D’Alterio – e non ho mai frequentato politici con ‘cultura criminale’. Provengo da una famiglia onesta che non ha mai avuto problemi con la giustizia da diverse generazioni”. Rincara la dose il segretario locale del Pd, Paolo Falco: “Abbiamo letto con attenzione un post del primo cittadino che possiamo solo derubricare alla voce ‘momenti di ordinaria isteria’. E’ ormai noto che il sindaco non sia un campione di self control, soprattutto quando si toccano argomenti a lui sensibili, come, ad esempio, gli incarichi professionali”.

Il sindaco Pellegrino, intanto, ribatte alle accuse del Pd: “In tutti questi anni non si sono accorti della cattiva urbanistica che ha generato brutti palazzi senza servizi. Vediamo attrezzature pubbliche sulla carta che tali non sono perché rinchiuse in giardini privati. Hanno amministrato per tantissimi anni, ma non si sono resi conto che nessun edificio scolastico è adeguato sismicamente.  Gli anni scorrevano e si lasciavano riempire gli alvei dove defluiva l’acqua piovana e, in molti casi, addirittura si rilasciavano permessi a costruire sugli stessi senza pensare alla sicurezza delle costruzioni e delle persone che ci abitavano e senza riflettere che, con la chiusura degli alvei, il paese si sarebbe allagato durante le piogge”.

E poi l’affondo finale del sindaco: “Una politica che ha soffocato anche la vitalità di giovani e associazioni. Nessuno spazio di espressione, nessun coinvolgimento, nessuno spazio di aggregazione, nessuna opportunità, nessun servizio. Ma stanno ancora lì ad autoconvincersi che non c’è stata mala politica e cultura criminale nel governo del territorio”.

di Franco Terracciano

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