Napoli

Napoli, Enrichetta Beltrame Quattrocchi: prosegue il cammino verso la beatificazione

Finora era “la figlia dei beati Beltrame Quattrocchi”, Luigi e di Maria, la prima coppia di sposi beatificata il 21 ottobre 2001 da Papa Giovanni Paolo II per aver vissuto il loro matrimonio come un cammino verso Dio. Ma lo scorso aprile, per Enrichetta Beltrame Quattrocchi, ultima dei quattro figli degli sposi beati, il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo metropolita di Napoli, ha aperto ufficialmente l’inchiesta diocesana sulla sua vita per riconoscerne virtù e fama di santità e giungere alla sua beatificazione.

“La vita di Enrichetta è stata senza dubbio una consacrazione a Dio nella famiglia”, dice il cardinale Sepe, che ha condotto l’inchiesta con padre Leonardo Franzese, ministro provinciale dei cappuccini di Napoli, padre Massimiliano Noviello, frate cappuccino, postulatore delle cause dei santi, padre Luigi Ortaglio, cancelliere arcivescovile di Napoli, Francesco Beltrame Quattrocchi, nipote dei beati e figlio adottivo di Enrichetta. “Una vita – ha detto Sepe – dove il primato è stato servire Dio, nell’acuta avvertenza del suo disegno, nell’obbedienza perfetta al Vangelo, nella donazione al Signore di tutta l’esistenza, sino alla scelta della verginità”.

Adesso prende ha il via la fase romana con l’apertura delle casse contenenti i documenti a sostegno. Il notaio, avvocato Vincenzo De Feo e il postulatore della causa dei Santi, padre Massimiliano Noviello, hanno assistito nella sede della Congregazione delle Cause dei Santi alla rimozione dei sigilli apposti dal cardinale Sepe da parte dell’ufficiale preposto, monsignor Pappalardo.

Enrichetta era la figlia che “non doveva nascere” poiché il ginecologo, al quarto mese di gravidanza, diede ai coniugi Beltrame l’aut aut tra interruzione della maternità o salvare la madre. Ma entrambi i genitori risposero con un “no” categorico all’aborto, decisi ad affidare solo a Dio il loro futuro. Così il 6 aprile del 1914, nacque Enrichetta, della quale si ricorda soprattutto la sequela al Vangelo, da qui il nome di “mestolino di Dio” perché si consacrò a Dio, superando l’ingombrante eredità dei genitori e riuscendo a fare della sua vita un servizio a chiunque si rivolgesse a lei”, racconta il postulatore padre Noviello.

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