Aversa

Aversa, vivevano nell’ex manicomio in condizioni fatiscenti: 8 persone sgomberate

In otto – quattro pakistani, tre italiani e un nordafricano – avevano scelto di vivere negli ex padiglioni, inutilizzati e fatiscenti, di quello che fu l’ospedale psichiatrico “Santa Maria Maddalena”. A sgomberarli una ventina di uomini, tra agenti di polizia municipale, carabinieri, poliziotti e finanzieri a seguito di una decisione adottata in sede di comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. A scatenare il tutto una richiesta in tal senso al Comune di Aversa da parte dell’Asl.

L’Ente normanno ha girato la richiesta alla Prefettura che ha convocato la riunione al termine della quale si è deciso per lo sgombero. A fare da coordinatore per l’operazione il comandante dei caschi bianchi aversani, Stefano Guarino. All’interno degli ampi saloni a ridosso del Sert, le forze dell’ordine hanno trovato, di fatto, due insediamenti i cui nuclei occupanti avevano anche provveduto ad effettuare allacciamenti abusivi alla rete elettrica degli uffici e dei laboratori dell’Asl. Un primo nucleo era composto da un uomo aversano di 37 anni che aveva lasciato la propria casa di via Giotto ad inizio anno per dissapori con gli anziani familiari. Nella stessa zona vivevano anche due donne italiane, originarie di Salerno e Verona.

In un’altra zona di quello che fu il primo manicomio italiano sotto Gioacchino Murat, sono stati trovati sorpresi due pakistani, che effettuavano lavori saltuari presso il locale mercato ortofrutticolo e altri locali di Aversa, ma i giacigli erano quattro, per cui si suppone che altri due connazionali siano riusciti ad eludere i controlli delle forze dell’ordine. Presente, inoltre, un giovane nordafricano in possesso di regolare permesso di soggiorno. I due pakistani, invece, sono stati portati negli uffici del commissariato in via San Lorenzo perché privi di documenti.

Insieme alle forze dell’ordine hanno partecipato all’operazione di sgombero anche alcuni operai di una ditta incaricata dall’Asl di rendere inaccessibili i locali una volta effettuato lo sgombero. Un accorgimento necessario per non ritrovarsi di fronte alla stessa situazione tra qualche settimana, così come avveniva con il padiglione Leonardo Bianchi, di proprietà del Comune, fino a quando l’Ente non ha provveduto a far murare gli ingressi dell’immobile, impedendo, di fatto, l’accesso a quanto avrebbero voluto ricavarsi un rifugio per la notte, soprattutto in questo periodo dell’anno con le temperature ce di notte raggiungono lo zero.

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