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Andria, colpo al clan “Pistillo-Pesce”: 27 imputati condannati in totale a 247 anni

Duro colpo al clan di Andria dei “Pistillo-Pesce”, dedito al traffico di sostanze stupefacenti nella città pugliese e nelle zone limitrofe. Dalle prime luci dell’alba, polizia e carabinieri hanno eseguito numerosi ordini di esecuzione pena, per un totale di 247 anni, in forza della decisione della Cassazione che ha reso definitive le condanne emesse nel giugno scorso nei confronti di 27 imputati. La complessa indagine ha ricostruito le attività illegali del gruppo criminale, che acquistava congrue scorte delle sostanze ripartendole poi in dosi “da strada” che venivano rivendute agli utilizzatori finali nel territorio di Andria.

Le attività investigative si sono concluse il 7 febbraio 2014 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti degli esponenti di vertice ed i fiancheggiatori del clan “Pesce Pistillo”. Tale gruppo – composto prevalentemente da personaggi dediti da sempre ad attività illegali – si sarebbe strutturato nella sua attuale configurazione a partire dall’anno 2004 (con permanenza sino alla data della richiesta di rinvio a giudizio) per iniziativa e volontà di Francesco Pistillo, il quale, pur detenuto per gravi fatti di sangue a partire dall’anno 2000 (condannato irrevocabilmente per l’omicidio dell’ex boss Agostino Pastore, avvenuto in Andria il 24 settembre del 2000), avrebbe fatto valere la sua autorità e preminenza gerarchica tramite i suoi familiari rimasti a piede libero (condannato irrevocabilmente il 1 giugno 2012 per il reato associazione mafiosa, in qualità di capo della omonima associazione, nell’ambito del processo “Castel del Monte” della Procura Distrettuale di Bari).

In particolare, l’associazione operava mediante:  il procacciamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti finanziato mediante la creazione di una cassa comune; il controllo, anche con l’uso delle armi e con la forza intimidatrice derivante dal numero e dal personalità delinquenziale dei componenti del gruppo organizzato, di zone territoriali della città di Andria ove esercitare in maniera esclusiva l’illecita cessione al minuto di tali sostanze; la formazione di squadre per lo spaccio al minuto, dotate di mezzi di trasporto e di comunicazione e con ripartizione di compiti tra coloro che detengono e cedono materialmente la droga, coloro che raccolgono i proventi illeciti e coloro che vigilano sulla zona di spaccio in qualità di vedette (chiamate, in gergo convenzionale, “bacchette”) le quali, attrezzate di efficienti apparati ricetrasmittenti, assicuravano protezione da eventuali azioni di contrasto delle Forze dell’Ordine; la tenuta di una accurata contabilità dei costi e degli introiti, con controlli incrociati tra i principali esponenti dell’associazione, allo scopo di assicurare una equa ripartizione dei proventi illeciti, nonché la corresponsione di quote di profitto anche ai promotori ed ai soci che si trovino o vengano a trovarsi in stato di detenzione.

L’associazione operava prevalentemente nella zona del quartiere popolare San Valentino e nella parte antica della città, piazza Manfredi. Il procedimento in questione, instauratosi presso la Direzione distrettuale antimafia di Bari, che ha coordinato le investigazioni, si è formato dalla riunione degli atti di distinti e convergenti indagini e precisamente: quelli dell’indagine iniziata nel settembre del 2011 dalle dichiarazioni confessorie e collaborative di soggetti di vertice della associazione (cugini dei fratelli Pistillo), poi sviluppate da personale della Squadra Mobile della Questura di Bari e del Commissariato della Polizia di Stato di Andria; quelli di altra precedente indagine sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Andria, anch’essa, formata da più procedimenti riuniti – alla ricerca di riscontri esterni alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia intranei alla associazione criminale in argomento, che ha consentito l’acquisizione di prove documentali, rinvenimenti e sequestri di sostanze stupefacenti, armi ed altro materiale significativo a sostegno dell’impianto accusatorio.

Ecco l’elenco delle persone sottoposte ai provvedimenti:

BERNOCCO Savina, di 42 anni: condannato ad anni 5 di reclusione;

CAFIERI Leonardo, di 46: anni 6 e mesi 8 di reclusione;

CAFIERI Rosa, di 45: anni 3 e mesi 1 di reclusione;

DI TRANI Addolorata, di 58: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

FORESTI Paolo, di 36: 6 e mesi 8 di reclusione;

FORTUNATO Francesco, di 55: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

LASORSA Francesco, di 37: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

LOCONTE Felice, di 44: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

MERRA Antonio, di 35: anni 12 e mesi 6 di reclusione;

MERRA Riccardo, di 41: anni 6 di reclusione;

PIGNATARO Antonio, di 34: anni 24 e mesi 8 di reclusione;

PISTILLO Annarita, di 39: anni 5 e mesi 4 di reclusione;

PISTILLO Francesco, di 45: anni 30 di reclusione;

ASSELITI Angelo, di 45: anni 6 e mesi 8 di reclusione;

DELL’ENDICE Pietro, di 35: anni 8 e mesi 8 di reclusione;

DI CEGLIA Giuseppe, di 50: anni 6 di reclusione;

DI CEGLIA Lorenzo, di 46: anni 4 e mesi 4 di reclusione;

LASORSA Savino, di 40: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

LOVREGLIO Vincenzo, di 35: anni 1 e mesi 2 di reclusione;

MATERA Michele, di 40: anni 7 e mesi 6 di reclusione;

NOVELLI Camillo, di 43: anni 3 e mesi 4 di reclusione;

PESCE Salvatore Alessandro, di 35: anni 13 e mesi 4 di reclusione;

PIARULLI Riccardina, di 40: anni 7 e mesi 4 di reclusione;

PISTILLO Vincenzo, di 47: anni 3 di reclusione;

SMAANI Tarek, nato in Algeria, 49: anni 5 e mesi 4 di reclusione;

PORRO Saverio, di 30: anni 6 di reclusione;

RELLA Riccardo, di 45: anni 8 e mesi 9 di reclusione.

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