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Pratiche commerciali sleali, Caputo: “Ue nella direzione giusta”

Oggi la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha espresso un importantissimo voto positivo sulla proposta di direttiva in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra le imprese nella filiera alimentare. Lo ha reso noto Nicola Caputo, parlamentare europeo del Pd – gruppo S&D e membro della Commissione Agricoltura, che spiega: “Si tratta di un passaggio fondamentale per il futuro del settore agroalimentare europeo che assicura una base comune minima nell’Ue per la tutela armonizzata fra gli Stati Membri, da affiancarsi alle misure previste a livello nazionale dai singoli Stati volta a individuare le pratiche commerciali sleali da vietare su tutto il territorio dell’Unione”.

“Gli emendamenti di compromesso adottati vanno nella direzione auspicata, – sostiene l’eurodeputato – estendendo il campo di applicazione della futura direttiva a tutti gli operatori della filiera agricola e alimentare, cosicché non si potrà più dire che il problema delle pratiche sleali nella filiera alimentare sia solo dei piccoli fornitori. Tali emendamenti di compromesso introducono, inoltre, norme positive in materia di contrattualizzazione collettiva quale strumento di garanzia per tutte le parti coinvolte nella filiera. Ritengo – aggiunge Caputo – molto rilevante l’estensione ad acquirenti che si trovano al di fuori dell’Unione Europea, onde evitare che si possano eludere le disposizioni della direttiva semplicemente trasferendo il loro luogo di stabilimento al di fuori dell’Ue”.

Positivi, per Caputo, anche gli emendamenti approvati oggi che si riferiscono alla possibilità per le organizzazioni di rappresentanza di presentare, per conto del produttore, una denuncia all’Autorità di contrasto ed essere coinvolte nel procedimento e l’inserimento, tra le pratiche considerate sleali, delle vendite sottocosto”. “L’Italia ha una legge molto buona ma poco efficace a giudicare dal numero di denunce fatte negli ultimi anni, molto inferiore a Francia, Inghilterra e Spagna. L’auspicio – conclude l’eurodeputato – è dunque che la normativa europea possa aiutare a colmare questo gap italiano, stabilendo un’authority nazionale di garanzia, a cui il produttore in, forma anonima, può denunciare la pratica sleale per poi indagare per arrivare a una mediazione o imporre una multa”.

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