Aversa

Aversa, lettere in redazione: “Gli angeli dell’ospedale Moscati che affrontano l’assenza dello Stato”

Quando si opera in strutture come quelle dell’ospedale “Moscati” di Aversa bisogna essere degli eroi…anzi, degli angeli. Perché solo gli eroi e gli angeli, nonostante tutto, vanno avanti da soli e fanno in terra il bene senza ricevere in cambio nulla, se non un “grazie”. La mia esperienza in questo reparto di gastroenterologia guidato dal responsabile dottor Amedeo Cecere dura ormai da più di quaranta giorni e posso dire che grazie a questi eroi (medici e personale infermieristico) che hanno assistito mia madre come fosse stata loro parente prossimo sono passato dall’angoscia alla speranza, dal dramma al miglioramento delle condizioni dell’unico genitore rimastomi: la mia cara mamma.

Il senso di umanità, il calore, la condivisione quasi familiare dimostratami con opere e fatti e non a parole, da parte di tutto il personale di questa struttura tanto ingiustamente vituperata, mi hanno retto in questo periodo in cui nulla sarebbe stato più semplice che abbandonarsi alla più cieca disperazione.  

Sento il dovere di ringraziare questi professionisti che fanno di un lavoro una passione. Nonostante tutto, dicevo. Si, perché quelle che sono le inefficienze strutturali di questo ospedale che serve centinaia di migliaia di persone (la popolazione di paesi come Aversa, Giugliano, Marano, tutto l’Agro Aversano) vengono superate grazie alla abnegazione, alla solerzia, al sacrificio di questi medici, di questi infermieri coraggiosi: uomini e donne che davvero combatto contro tutto e tutti (ingenerosi pazienti esasperati compresi).

Grande è il rammarico, quando penso che è solo grazie al senso del dovere e all’alto profilo umano di questo personale che le cose vanno avanti anche in un ospedale di frontiera come il ‘Moscati’ di Aversa e che si riesce a superare le più bieche inefficienze, frutto dell’assenza dello Stato disfunzionante e delle latitanti amministrazioni locali: una finestra sigillata con una vite di fortuna; un wc rotto per la cui riparazione si rimanda alle calende greche; letti inutilizzabili in attesa di un fantomatico filo di acciaio di ricambio; aste per le flebo ormai del XX secolo. 

Grazie a qualche angelo mia madre si avvia alla guarigione e se possono bastare due parole non lo so. Ma il cuore me le detta e io felice non posso contenerle dentro, senza condividerle, nella speranza che chi ha il compito di migliorare questi beni, strutture pubbliche, di tutti i cittadini lo faccia bene e con parsimonia, per questo chiedo alla direzione dell’ospedale, alla giunta regionale della Campania e al Ministero della Salute: muovetevi.

Ulisse Farese, da Frignano

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