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Voti in cambio di case popolari: 48 indagati a Lecce, c’è anche senatore Lega

Sono 46 gli indagati – tra ex amministratori comunali, consiglieri comunali, alcuni ancora in carica, e dirigenti del Comune di Lecce – in un’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, che vuole far luce su un presunto voto di scambio politico-elettorale che aveva come “premio” degli alloggi in case popolari. L’indagine, coordinata dai pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci, è partita nel 2013 a seguito della denuncia di un uomo vittima di un pestaggio.

Le accuse, a vario titolo, sono di di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, corruzione, abuso d’ufficio, falso ideologico, occupazione abusiva, peculato, violenza privata e lesioni. 9 indagati sono stati raggiunti anche da provvedimenti restrittivi: due in carcere, cinque agli arresti domiciliari e due con obbligo di dimora. In carcere sono finiti Umberto Nicoletti e Nicola Pinto, ritenuti legati alla malavita organizzata, che occupano alloggi popolari in edifici del quartiere “Stadio” di Lecce: entrambi sono accusati del pestaggio, nel 2015, dell’uomo che nel 2013 con la sua denuncia ha dato il via all’inchiesta. Ai domiciliari gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini (entrambi attualmente in carica come consiglieri comunali del centrodestra), al consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, anche lui in carica, al dirigente comunale Lillino Gorgoni e ad Andrea Santoro, accusato nell’ambito del pestaggio dell’uomo che ha denunciato (la sua posizione è stata valutata meno grave rispetto a quella degli altri due uomini finiti in carcere). Obbligo di dimora per Monica Durante e Monia Gaetani, le quali, secondo gli inquirenti, avevano il compito di mettere in contatto gli abitanti della zona 167 della città, considerata l’epicentro del voto di scambio, con gli interessati a ottenere i voti elettorali. Per altri cinque dipendenti comunali in servizio all’Ufficio casa e all’Ufficio patrimonio è stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.

Tra le persone coinvolte anche il senatore leccese della Lega Roberto Marti, che però è semplicemente indagato a piede libero. Dal 2004 al 2010 Marti è stato assessore a Lecce con deleghe Servizi sociali, ai Progetti mirati e alle Pari opportunità. Il reato che gli viene contestato è abuso d’ufficio e falso ideologico.

L’ipotesi investigativa è che gli indagati si spendessero per procacciare voti in favore dei candidati del proprio partito, per aumentare così il proprio peso all’interno di esso e guadagnare punti con il leader. Dalle intercettazioni telefoniche e dai capi di imputazione che compaiono nell’ordinanza di 800 pagine, firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, ci sono anche nomi di vari big della politica locale e nazionale: il loro coinvolgimento nel mercato illecito dello scambio di voti in cambio di alloggi popolari, però, è stato escluso dagli investigatori. Le indagini a loro carico, infatti, non hanno prodotto alcun elemento che ne attestasse il coinvolgimento.

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