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Marchionne “in condizioni irreversibili”. L’indiscrezione sul tumore

Le condizioni di salute di Sergio Marchionne, ricoverato in terapia intensiva all’Universitatsspital di Zurigo dopo essersi sottoposto nelle scorse settimane ad un intervento chirurgico alla spalla, sono ormai ritenute irreversibili per “complicazioni inattese durante la convalescenza”. Resta il dubbio sul motivo dell’aggravarsi delle sue condizioni: “Dagospia” parla di tumore ai polmoni, e l’amico e avvocato Franzo Grande Stevens sembra confermare parlando di “passione per le sigarette”). Potrebbe anche trattarsi di un imprevedibile problema nel decorso post-operatorio, come lascia intendere l’unica comunicazione per così dire “ufficiale” arrivata dalla Fca. Al capezzale del manager si stanno alternando la compagna Manuela Battezzato e i due figli avuti dalla prima moglie Orlandina, Alessio Giacomo, 29 anni, e Jonathan Tyler, di 24.

L’ultima apparizione pubblica dell’ex ceo di Fca (sostituito da Mike Manley) risale allo scorso 26 giugno, a Roma, in occasione della cerimonia di consegna del nuovo modello della Jeep all’Arma dei Carabinieri, anche se in forma non proprio ottimale. Il giorno dopo era volato a Zurigo, in Svizzera, per farsi ricoverare ed essere operato alla spalla. Poi il repentino peggioramento delle sue condizioni. Secondo “Repubblica”, Marchionne sarebbe arrivato in Svizzera non in eliambulanza ma con il proprio jet personale. Segno, cioè, che le sue condizioni non erano gravi, o comunque erano sotto controllo. “Anche se chi lo ha visto entrare in ospedale lo ha definito stremato, fisicamente sfinito”, sottolinea il quotidiano.

“Per me era come un figlio, è diventato un fratello”. Franzo Grande Stevens, storico legale di Gianni Agnelli, ricorda così Sergio Marchionne. “Gabetti ed io – spiega – avremmo potuto considerarlo per la nostra età un figlio (il mio primo ha solo quattro anni meno di lui) e invece divenne un nostro fratello che ci consultava ed insegnava che cosa vuol dire occuparsi del successo in una grande azienda”. “Il dolore per la sua malattia è indicibile”, aggiunge. “Quando dalla tv di Londra appresi il giovedì sera che egli era stato ricoverato a Zurigo, pensai purtroppo che fosse in pericolo di vita. Perché conoscevo la sua incapacità di sottrarsi al fumo continuo delle sigarette”, scrive in una lettera al Corriere della Sera. “Tuttavia, quando seppi che era soltanto un intervento alla spalla, sperai. Invece, come temevo, da Zurigo ebbi la conferma che i suoi polmoni erano stati aggrediti e capii che era vicino alla fine”.

“La sua scelta di amministratore delegato della Fiat (oggi Fca) – racconta l’avvocato – è dovuta a Umberto Agnelli, che prima di morire raccomandò a Gabetti e a me di chiamarlo in azienda. Umberto aveva valutato Marchionne dai risultati eccezionali che aveva raggiunto lavorando per la Sgs, Société Générale de Surveillance, società di assicurazioni ginevrina”. “Marchionne – conclude Grande Stevens – ha lasciato una società che ha raggiunto l’incredibile risultato dell’azzeramento del debito e l’avvio di una vita di successi. Mi auguro che sulla strada che egli ha tracciato, sul suo esempio, la Fca prosegua con gli stessi risultati”.

Intanto, i mercati reagiscono duramente all’uscita di scena dell’amministratore ceo di Fca su tutti i titoli della galassia Agnelli, mentre Alfredo Altavilla, il braccio destro di Marchionne, responsabile dell’area Europa (Emea) per Fca, secondo voci non confermate si è dimesso. Altavilla era uno dei manager in corsa per la successione di Marchionne e ha deciso di lasciare dopo la scelta dell’azienda di Manley. Così sui titoli di Fca la Borsa prima crolla, poi risale, poi torna a precipitare dopo le dimissioni di Altavilla.

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