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Thailandia, baby calciatori intrappolati in grotta: i primi 8 in salvo

Tratto in salvo l’ottavo giovane calciatore che dal 23 giugno era intrappolato nella grotta thailandese di Tham Luang, insieme ai suoi compagni di squadra e all’allenatore. Si tratto del quarto ragazzo messo in salvo oggi: restano da portare in salvo ancora quattro ragazzini e l’allenatore. Ieri, domenica 8 luglio, sono stati messi in salvo altri quattro ragazzi e secondo il ministro dell’Interno, Anupong Paochinda, “sono tutti in buone condizioni di salute”. I primi quattro ragazzi ad essere stati tratti in salvo hanno tra 14 e 16 anni. Si chiamano Prajak Sutham, Nattawut Takamsai, Pipat Bodhi e Peerapat Sompiangjai.

Circa quattro chilometri, passaggi stretti (uno largo solo 38 centimetri) immersioni in tunnel allagati, pendenze e un lungo cammino tra correnti d’acqua e rocce: sono le difficoltà della missione di salvataggio. Il primo tratto è quello che presenta i rischi maggiori. Per superarlo, i ragazzi, che hanno trascorso circa nove giorni senza mangiare prima di essere ritrovati lunedì, si devono immergere in uno stretto passaggio e c’è spazio per una sola persona. Superata la cosiddetta camera 3, però, il gruppo può dirsi ufficialmente salvo. Si tratta dell’ultima aerea prima dell’uscita dalla grotta: uno spazio quasi privo di acqua e dove è possibile camminare.

È il 23 giugno quando le 13 persone rimangono intrappolate nella grotta, dove si sono rifugiate dalla pioggia. A bloccare i 12 giovani calciatori e il loro allenatore è il rigonfiamento di un torrente sotterraneo. L’allarme viene lanciato da una delle mamme dei ragazzi, preoccupata per il ritardo del figlio dopo l’allenamento. Le biciclette e le scarpe da calcio dei giovani vengono ritrovate poco dopo all’ingresso della cavità. Il giorno successivo falliscono i primi tentativi dei soccorritori di perlustrare l’area. Passano altre 24 ore e il team di soccorso si dice comunque convinto che le 13 persone siano ancora vive, al riparo in una cavità laterale. Il 26 e il 27 giugno proseguono le ricerche nella zona. I sommozzatori si immergono di nuovo, ma le piogge ingrossano ancora il torrente sotterraneo. La pioggia, nelle ore successive, rende sempre più complicata la ricerca. Il 28 giugno, l’ingresso della grotta è completamente sommerso. I soccorritori thailandesi continuano comunque le ricerche e, il 29 giugno, viene scavato un foro nella roccia per tentare di entrare dall’alto e introdurre del cibo. Il giorno dopo, smette di piovere e le ricerche accelerano. L’1 luglio i ‘Navy Seal’ thailandesi riescono a inoltrarsi nella grotta. Intanto, a loro, si sono uniti specialisti americani, britannici, australiani, cinesi e giapponesi.

La svolta arriva il 2 luglio, quando i 12 ragazzi e l’allenatore vengono individuati vivi e in buone condizioni. Sono in una cavità rimasta asciutta. Ma non si può ancora procedere con il recupero. In un primo momento si parla addirittura di alcuni mesi per tirare fuori il gruppo. Bisogna infatti addestrare le persone intrappolate alle immersioni e aspettare che finisca il periodo delle piogge. Per questo, dal 4 luglio, i ragazzi fanno pratica sott’acqua con le maschere. Intanto in superficie si continua a estrarre acqua, ma due chilometri restano sommersi. Si teme che la pioggia allaghi di nuovo tutto. Il 6 luglio il livello dell’ossigeno nella grotta scende al 15%, (21% il valore medio) e un soccorritore muore durante un’ immersione. Il governatore dell’area riconosce lo stallo: “I ragazzi non sanno ancora immergersi e non vogliamo correre rischi”.

Intanto, i giovani scrivono ai genitori assicurando loro che stanno bene, mentre il loro allenatore si scusa con le famiglie per l’accaduto. Del loro caso si interessa tutto il mondo: la Federazione mondiale del calcio li invita alla finale della Coppa del mondo in Russia, augurandosi che vengano riportati in superficie in tempo. Mentre dagli Stati Uniti arriva anche l’aiuto di Elon Musk, imprenditore proprietario della società di esplorazione spaziale Space X. “Gli ingegneri di Space X e Boring Company sono diretti in Thailandia per capire se possiamo essere d’aiuto al governo. Ci sono probabilmente molte complessità che sono difficili da valutare senza essere lì in persona”, scrive Musk su Twitter. Ma il tempo stringe e le piogge aumentano. L’8 luglio le autorità prendono una decisione: iniziano – alle 10 locali, le 5 in Italia – le operazioni per estrarre i ragazzi e il coach. Entrano in azione i sub che devono percorrere 1,7 chilometri tra andata e ritorno e che per farlo impiegano circa 11 ore.

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