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Procida, furbetti del cartellino: sospesi 4 dipendenti comunali

Quattro misure cautelari di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, per la durata di un anno, sono state notificate oggi ad altrettanti dipendenti del Comune di Procida in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip Tommaso Perrella della 39esima sezione gip del Tribunale di Napoli. I reati ipotizzati sono truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e false certificazioni e attestazioni.

Altri otto dipendenti comunali risultano indagati, tra i quali due dirigenti. Dalle indagini dei militari di Procida e del nucleo operativo di Ischia sarebbero emersi diversi episodi di assenteismo mediante attività tecniche (badge timbrato da altro dipendente) che consentivano allontanamenti arbitrari dal lavoro con conseguente falsa certificazione resa dai responsabili dei vari uffici. I carabinieri hanno documentato l’attività di indagine grazie a numerose telecamere mimetizzate nel palazzo comunale e con appostamenti e pedinamenti.

“Il fenomeno monitorato ha assunto i contorni dell’illecita ordinarietà, al punto da assurgere a stile di vita osservato indiscriminatamente da buona parte degli indagati in spregio ai doveri di fedeltà, imparzialità e buon andamento della res pubblica che dovrebbero invece orientarne le condotte”. Così, il gip Perrella definisce la truffa allo Stato scoperta nel Comune di Procida dove sono stati notificati quattro provvedimenti di sospensione nei confronti di altrettanti lavoratori e dove risultano indagati altri otto dipendenti comunali, tra cui due dirigenti. Per il giudice delle indagini preliminari l’assenteismo ha assunto connotazioni “a dir poco inquietanti e surreali”.

Durante le indagini “sono stati quotidianamente registrati allontanamenti ingiustificati da parte dei dipendenti, la cui assenza dal servizio è risultata essere dunque costante”. Tra questi emerge il comportamento di un vigile urbano, un 66enne, che timbrava il cartellino e poi tornava a casa e, solo al termine delle “ore di servizio” tornava al Municipio per timbrare il cartellino per la fine delle ore di “lavoro”. Oppure il caso di una 64enne, dipendente comunale che invece di trascorrere le ore di servizio in ufficio usciva dalla casa comunale per fare la spesa, acquistare dei fiori e finanche andare al cimitero per una visita a un defunto. O come faceva un altro dipendente, un 63enne, che timbrava il cartellino e andava in giro per l’isola, o una  62enne che, timbrato il cartellino, usciva per andare in chiesa o al centro estetico.

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