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Migranti, in 450 sbarcati a Pozzallo: arrestati 11 scafisti

Fermati gli 11 scafisti del barcone soccorso sabato scorso e che facevano parte delle oltre 400 persone sbarcate tra domenica e lunedì a Pozzallo dalle navi Protector di Frontex e Monte Sperone della Guardia di finanza. Polizia di Stato, Guardia di finanza e carabinieri hanno sottoposto a fermo comandante e 10 membri dell’equipaggio, dotati di navigatore satellitare e bussola, con l’accusa di aver favorito l’immigrazione di 447 migranti. Il capitano era già stato arrestato nel 2004 in quanto scafista.

L’autorizzazione allo sbarco è arrivata dal Viminale poco prima della mezzanotte di ieri. Nella notte, sono scesi 128 minori non accompagnati, tre con i genitori, 44 donne e 272 uomini. In totale 447 persone di cui 291 proverrebbero dall’Eritrea e 92 dalla Somalia. Altri migranti vengono da Nigeria, Bangladesh, Algeria, Libia, Siria, Egitto. Venerdì le due imbarcazioni avevano intercettato e soccorso un barcone. Ora gli uomini della prefettura e della questura sono al lavoro per lo smistamento dei migranti verso i 6 Paesi “volenterosi” della Ue (Francia, Malta, Germania, Spagna, Portogallo e, ultima arrivata, l’Irlanda che ha accettato di prenderne 20). A breve potrebbe aggiungersi anche il Belgio.

Quattro giovani sarebbero morti durante la traversata, secondo le drammatiche testimonianze raccolte dagli operatori dell’Oim all’hotspot di Pozzallo. “Più persone ci hanno raccontato che sono partiti mercoledì da Zwara. Venerdì stavano per terminare le scorte di cibo e acqua, quando hanno visto una nave in lontananza. Ma l’imbarcazione era lontana e una trentina di persone si sono buttate in mare: quattro giovani sarebbero morti”, spiega Flavio Di Giacomo dell’Oim. A testimoniarlo anche i parenti delle vittime, tutte di nazionalità somala; tra loro anche un ragazzo di 17 anni. La polizia di Ragusa sta verificando la notizia.

Uno dei migranti sbarcati, un ventenne eritreo, ha la polmonite ed è stato ricoverato nell’ospedale di Modica. All’hotspot di Pozzallo attualmente ci sono 447 migranti e una situazione sanitaria difficile. I medici prima di dare il via libera ai trasferimenti devono verificare le condizioni di salute dei migranti. Difficile che oggi possano essere trasferiti i primi gruppi, perché quasi il 90% ha la scabbia. Molte persone sono deperite ed hanno bisogno di riprendersi prima di rimettersi in viaggio, dicono i sanitari. I lunghi giorni in mare dopo mesi passati nelle prigioni libiche hanno debilitato soprattutto le donne e i minori.

“Oggi per la prima volta potremo dire che sono sbarcati in Europa”, il commento di Palazzo Chigi. “Una vittoria politica” per il vicepremier Matteo Salvini, che, da Mosca, dove è andato per assistere alla finale dei mondiali e dove ha poi incontrato i rappresentanti del Consiglio per la sicurezza nazionale della Federazione russa, torna a ribadire il suo no alle navi delle ong:  “Spero che siano sempre di meno le imbarcazioni che arrivano in Italia. In questo momento ci sono due navi di ong spagnole in acque libiche, è evidente la complicità con il business dello scafismo. In Italia non attraccheranno”. E aggiunge: “Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C’è questa ipocrisia di fondo in Europa per cui si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro. È un bipolarismo che va superato”.

Una richiesta subito sconfessata dalla Ue: “Nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché noi non consideriamo la Libia un porto sicuro”. Così una portavoce della Commissione europea. “L’Italia da tempo – precisa la portavoce – chiede più cooperazione in materia di salvataggio e siamo contenti che questo weekend si sia trovata una soluzione sulle due navi, ma siamo convinti che soluzioni ad hoc non possano durare a lungo termine”. E ancora: “Stiamo lavorando su due linee guida – ha aggiunto – in primo luogo con i Paesi terzi ed il lavoro che si fa con l’Oim e l’Unhcr insieme ai partner internazionali”. Un lavoro che “richiederà tempo e credo che il consiglio europeo di ottobre servirà per sviluppare al meglio questa opzione”. “Ue così agevola il lavoro degli scafisti”, la controreplica del vicepremier.

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