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Mestre, coppia narcotizzata e uccisa: chiesto ergastolo per Perale

Celebrata ieri mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare, Roberta Marchiori, l’udienza in prosieguo di rito abbreviato a carico di Stefano Perale, il 50enne docente di Mestre ritenuto autore del duplice assassinio compiuto nel suo appartamento della città veneta, nella notte tra il 17 e il 18 giugno del 2017, con vittime un ingegnere di 30 anni, Biagio Buonomo, originario di Sant’Arpino (Caserta), e la fidanzata russa di quest’ultimo ed ex di Perale, Anastasia Shakurova.

Il perito Gianfranco Rivellini, nominato dal tribunale per effettuare una perizia sulla capacità di intendere e volere dell’imputato, ha confermato in aula l’esclusione di ogni infermità psichica di Perale, nei cui confronti il pm Giorgio Cava ha chiesto la condanna all’ergastolo e il riconoscimento di tutte le aggravanti contestate al professore. Il prossimo 16 luglio, alle 9.30, si tornerà in aula per le arringhe dei difensori delle parti civili e dell’imputato. La sentenza è prevista per il 25 luglio.

Nel processo si sono costituiti, come parti offese, i congiunti di Biagio Buonomo: il padre Vito e la sorella Simona, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Michele Maturi del Foro di Venezia e Raffaele Costanzo del Foro di Santa Maria Capua Vetere. Mentre per la giovane russa si è costituito l’ex marito, un 37enne italiano residente nel Veneziano.

Quando gli agenti arrivarono nell’appartamento, i segni della carneficina erano ancora evidenti, a partire dalla grande macchia di sangue all’ingresso del condominio. Perale aveva prima fatto bere alla coppia una sostanza narcotizzante, mescolata alle bibite servite a tavola, per poi ucciderli. Si era accanito prima sulla sua ex, una bella ragazza dai lunghi capelli castani che aveva studiato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, soffocandola in camera da letto, forse con un fazzoletto premuto a lungo sul volto, e poi aveva rivolto la sua rabbia contro il “rivale”, colpito a sprangate.

L’ingegnere Buonomo lavorava nel Veneziano per seguire il progetto del Superjet russo SSJ-100. Il padre Vito lavora come geometra all’ufficio tecnico al Comune di Sant’Arpino. Dopo il matrimonio si era trasferito nella vicina Sant’Antimo, al confine tra le province di Caserta e Napoli. Lì Biagio aveva vissuto fino alla morte della madre, avvenuta sette anni fa per una complicazione sopraggiunta dopo un banale intervento chirurgico. Il padre si era poi trasferito ad Aversa, dove abita con la seconda moglie, e il giovane Biagio junior, laureatosi in ingegneria alla Federico II di Napoli, e che nel frattempo aveva trasferito la residenza a Barano d’Ischia, dove vive la sorella, aveva cominciato a girare l’Italia per lavoro. Da un po’ di tempo viveva a Gallarate, in provincia di Varese, insieme ad Anastasia con la quale era stato ad Ischia cinque giorni prima della tragedia.

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