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Condannato per pedofilia, esce dal carcere e viene ucciso: “giallo” nel Beneventano

Giuseppe Matarazzo, di 45 anni, ex pastore, da pochi giorni aveva lasciato il carcere per un permesso. Ieri sera è stato ucciso in contrada Selva a Frasso Telesino, in provincia di Benevento, nella casa dove abitava. Matarazzo fu arrestato dai carabinieri nel 2009 con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una 15enne del posto, Michela Iorillo, che dopo qualche tempo si tolse la vita impiccandosi. Nel dicembre 2011 fu condannato a 11 anni e 6 mesi dalla Corte di Appello di Napoli. L’uomo si era sempre professato innocente ma la sua versione non aveva mai convinto, tanto che i giudici della Corte d’Appello avevano inasprito la condanna a 10 anni ricevuta in primo grado.

Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Benevento, non escludono altre piste, ma al momento l’ipotesi più convincente resta la vendetta per i fatti di dieci anni fa. Secondo una prima ricostruzione, intorno alle 20, l’uomo è uscito dalla casa degli anziani genitori, senza spiegare il motivo, e poco dopo proprio il padre e la madre hanno avvertito i colpi di pistola. I due anziani si sono precipitati fuori e hanno trovato il corpo senza vita del figlio con tre colpi d’arma da fuoco che lo avevano centrato all’addome. Per tutta la notte i militari dell’Arma hanno ascoltato parenti e amici dell’uomo ma anche persone che conoscevano particolari importanti di quella torbida storia di dieci anni fa. La salma di Matarazzo si trova ora nella sala mortuaria dell’ospedale di Benevento dove sarà eseguita l’autopsia.

Era il 6 gennaio del 2008 quando il corpo senza vita di Michela Iorillo fu ritrovato senza vita, poco distante dalla sua abitazione a Frasso Telesino. Era uscita nel pomeriggio dell’Epifania per andare a dare da mangiare agli animali, invece si inoltrò nei campi, raggiunse un albero e si impiccò. In un primo momento a Matarazzo, vicino di casa della famiglia Iorillo, anche loro pastori, furono contestati diversi capi d’imputazione tra i quali, oltre alla violenza sessuale, l’istigazione al suicidio, reato per il quale fu prosciolto nel corso dell’istruttoria. Quando fu arrestato, il 4 marzo del 2009, Matarazzo aveva 36 anni. Nel 2010 la prima condanna a 10 anni, rispetto a una pena di 20 anni richiesta dal pubblico ministero, confermata poi un anno più tardi, nel dicembre 2011, dalla Corte di appello di Napoli con l’aggravio di un ulteriore anno e mezzo di pena detentiva. Nel corso del procedimento si era scoperto che il pastore aveva abusato per circa due anni non solo di Michela, ma anche della sorella.

Le indagini vennero avviate dopo la morte della minorenne, ascoltando i familiari e ricostruendo così la vita della minore e di una sorella. Alcune telefonate impresse sul telefonino della giovane riuscirono a dare una prima svolta alle indagini, confermate, in seguito, da sopralluoghi, ispezioni e sequestri che riuscirono a far emergere l’esistenza di rapporti sessuali del pastore, sia con la minore che con una sorella. Grazie anche alle ammissioni di alcune amiche, i carabinieri scoprirono che la 15enne suicida, infatuatasi un paio d’anni prima di Matarazzo, era stata completamente soggiogata e ne aveva subito gli abusi per due anni. Prima di lei stessa sorte era toccata alla sorella.

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