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Capua diventa il “Luogo della Lingua””

Ha avuto inizio giovedì 14 giugno e si protrarrà fino a domenica 17 la tredicesima edizione del fortunatissimo festival capuano “Il luogo della lingua”. Ospiti importanti ed eventi che uniscono arte, letteratura, musica e recitazione nelle location suggestive di diversi luoghi di Capua. Gli eventi riguardano reading, spettacoli canori e momenti targati “La lingua del luogo”, sezione dedicata alla presentazione delle eccellenze locali. Tra i tanti ospiti: gli autori Adolfo Villani e Diego De Silva (penna Einaudi), quest’ultimo accompagnato dagli altri due componenti del Trio Malinconico (Aldo Vigorito, al contrabbasso, e Stefano Giuliano, al sax) nella prima giornata; le autrici Lidia Luberto e Chiara Lalli, il giornalista e scrittore Antonio Pascale e l’architetto Beniamino Servino, l’attrice e cantante Antonella Morea e tanti altri nella seconda giornata; nella terza, Fernando Riccardi, Elisa Ruotolo, Luca Simonetti, Antonio Pascale, Fortunato Cerlino, Massimo Masiello (quest’ultimo accompagnato dai giovani immigrati del progetto Sprar) e ancora altri. L’ultimo giorno vedrà come protagonisti scrittori come Pino imperatore o Maurizio De Giovanni.

Pupia ha presenziato all’evento serale della prima giornata, intervistando il direttore artistico Giuseppe Bellone. Alla domanda sulle eventuali differenze con le edizioni precedenti, Bellone risponde dapprima ironicamente: “Di diverso ci sono i tredici anni che ho in più io”, poi elencando nel dettaglio le novità. “L’edizione di quest’anno ha una maggiore penetrazione nel tessuto urbano della città. Abbiamo più luoghi dove la nostra manifestazione si svolge, infatti, il patrimonio monumentale di Capua sacra (come la chiesa di San Salvatore, il quadriportico della cattedrale e la chiesa della Carità) ospiterà molti eventi. Ovviamente, ad aprirci le porte non sarà solo Capua sacra, ma anche altre realtà cittadine. Stasera, ad esempio, siamo qui, al bel “Paplà – Osteria dei nobiluomini”. Da domani, partirà, inoltre, il “Caffè del duomo”. Quest’anno, infatti, il festival sarà anche connesso ai social, grazie alla collaborazione dei ragazzi dell’Itet “Federico II” (Istituto turistico di Capua), capitanati da Marina Mercaldo. I giovani sono pronti ad accogliere tutti gli ospiti del festival con interviste, video ecc…”. Bellone parla, inoltre, dell’importanza della letteratura per Capua: “È la città del Placito Capuano, il primo documento scritto in volgare, che attesta la nascita della lingua italiana. Decliniamo la scrittura attraverso tutte le arti, come il teatro e la musica. Si tratta di “letteratura spettacolarizzata”. Noi cerchiamo, semplicemente, attraverso varie performance e vari linguaggi, di offrire una vasta gamma di attività interessanti”.

Oltre all’arte e alla letteratura, il festival, però, non dimentica il presente, gettando uno sguardo verso l’attualità. “Il festival – dichiara Bellone – offrirà anche la possibilità di visione di uno spettacolo particolare. Si tratta di un progetto realizzato con i ragazzi ospitati dalla Cooperativa Irene, ossia richiedenti asilo di varie etnie. Accompagnati dai bravissimi attori Massimo Masiello e Marina Cioppa, per la regia di Michele Brasilio, sabato sera al quadriportico della cattedrale, queste persone porteranno in scena lo spettacolo “Lingua madre”, una lettura in lingua originale dei testi tradizionali dei loro luoghi di provenienza, tradotti dagli attori”. Per quanto riguarda la prima serata, Bellone ricorda l’amicizia con Diego De Silva: “Diego oltre ad essere un eccezionale scrittore di fama, è un grande amico, personale e del festival. È stato uno dei primi a presentare i libri in forma diversa. Stasera leggerà qualcosa tratto dal suo ultimo lavoro per Einaudi, Superficie”.

Un’amicizia ribadita dallo stesso scrittore, molto legato alla città campana. “Sono legato a questi luoghi, ho trovato veri amici e sempre un pubblico attento”. “Superficie – continua De Silva, esponendo il programma della serata – è un pamphlet sui luoghi comuni del linguaggio contemporaneo. Con gli altri due componenti del Trio Malinconico, ossia Aldo Vigorito e Stefano Giuliano, musicisti che mi accompagnano da diversi anni, alterneremo brani letti a pezzi suonati”. Sui progetti futuri, De Silva è allusivo: “Non puoi permetterti di fermarti. La scrittura è una necessità, un modo che hai di ovviare all’inesprimibilità della vita. La vita tu la capisci? Io no, per questo scrivo”. La serata si apre con la presentazione del Trio e la suggestiva domanda di De Silva: “Esiste il jazz in letteratura? Noi cerchiamo di dimostrarlo”. Viene, poi, raccontata la genesi dell’opera. Lo scrittore dopo dieci anni di romanzi, aveva voglia di “giocare con le parole”.

A spingerlo a ciò è stata “l’idea che il linguaggio comune (quello presente in televisione, sui giornali o in rete) porti a una massificazione al ribasso. Anche ascoltando gli ospiti di talk show di qualità, ci accorgiamo che le cose che vengono dette sono estremamente conosciute, sentite e risentite. Abbassando il volume della televisione, si potrebbe continuare a discutere sulla stessa linea senza problemi”. De Silva parla di un mondo di concetti semplificati. “Un giorno, – racconta – sulla rubrica del giornale per cui lavoro, mi sono messo ad appuntare tutta una serie di frasi fatte sentite in tv. Il pezzo non voleva dire niente, il niente a cui siamo sottoposti quotidianamente. Un intellettuale deve dirti cose che non sapevi e questo non accade più”.

“In questo libro si familiarizza con il tema del luogo comune che non è più connesso solo alla banalità di frasi fatte, è qualcos’altro, è sapere rimasticato, incolto che finisce sulla bocca di tutti. Per il lavoro che faccio, per quello che sono, provo grande rispetto per le parole e ci sono cose dette, attraverso i mezzi di comunicazione, che ancora mi colpiscono. Mancano i fondamentali, c’è mancanza di senso delle parole. Le parole rimbalzano dai giornali alla tv, dalla tv ai social e se non hai un filtro culturale è difficile discernerle. Esse devono essere pesate, sono pietre”. La serata è continuata con la lettura del pamphlet, i pezzi musicali e qualche intervento; concludendosi, poi, con la lettura di un brano tratto da un precedente romanzo di De Silva: “Mancarsi”.

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