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Austria: chiuse sette moschee, espulsi imam. Turchia: “Decisione razzista e populista”

Stretta del governo austriaco su “l’islam politico”. Il cancelliere Sebastian Kurz e il ministro degli Interni Herbert Kickl hanno annunciato la chiusura di sette moschee e l’imminente espulsione di diversi imam. Colpiti dal provvedimento sono alcuni degli appartenenti all’Unione turco-islamica per le collaborazione culturale e sociale in Austria (Atib), che sono accusati di finanziamenti illeciti dall’estero e di violazione della legge austriaca sull’islam. L’Austria ha 8,8 milioni di abitanti, di cui circa 600mila di fede mussulmana, in gran parte provenienti dalla Turchia o di origini turche. Intanto, Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, attacca duramente Vienna scrivendo su Twitter che la decisione “è il frutto dell’ondata anti-islamica, razzista, discriminatoria e populista”. Il ministro dell’Interno Salvini, invece, commenta: “Allontaniamo i pericolosi”.

Nello specifico, l’Austria ha deciso di chiudere 4 moschee a Vienna, due in Alta Austria e una in Carinzia. Il provvedimento è stato reso operativo da un decreto dell’ufficio della cancelleria competente per le questioni religiose, e non è appellabile. “In Austria – ha dichiarato Kurz, commentando le chiusure – non c’è spazio per società parallele e radicalizzazioni”. Linea condivisa anche dal vice cancelliere Heinz-Christian Strache, che  ha aggiunto: “non tolleriamo predicatori dell’odio che agiscono in nome della religione”. Dall’ottobre del 2017 in Austria si è insediato un nuovo governo guidato dal giovane cancelliere conservatore, che può contare sull’appoggio del Fpoe del populista di destra Heinz Christian Strache.

La decisione di chiudere alcune moschee e di ritirare diversi permessi di soggiorno è legata ad un’inchiesta del settimanale Falter, che ha fatto molto discutere. La rivista di orientamento di centro-sinistra, infatti, ha diffuso una serie di foto, scattate all’interno di una moschea di Vienna gestita dall’Unione islamico-turca d’Austria, nelle quali si vedono bambini vestiti da soldati ottomani che rievocavano la campagna di Gallipoli, una delle battaglie emblematiche dell’impero ottomano. In particolare i ragazzini, vestiti con uniformi mimetiche, marciavano sventolando bandiere per poi fingersi morti con il drappo turco sui corpi. L’Atib, subito dopo l’uscita delle foto, aveva preso le distanze dalla rievocazione storica.

Il portavoce del presidente turco Erdogan ha accusato il governo austriaco di voler “trarre vantaggi politici colpendo le comunità musulmane”. Una strategia che però, secondo Kalin, viola “i principi della legalità internazionale, le politiche di integrazione sociale, i diritti delle minoranze e l’etica della coesistenza”. Motivo per il quale “i passi per normalizzare l’islamofobia e il razzismo vanno respinti in ogni circostanza”.

Il neo ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini ha voluto commentare su Twitter la decisione austrica scrivendo: “Credo nella libertà di culto, non nell’estremismo religioso. Chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un Paese va allontanato! Spero già la prossima settimana di incontrare collega ministro austriaco per confrontarci su linee d’azione”.

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