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I canili della ‘Ndrangheta: arresti e sequestri in Calabria

Un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, sviluppata dal 2014 al 2016, ha consentito agli investigatori di accertare l’infiltrazione nel settore dei canili, svelando gli interessi di persone vicine alla cosca Zagari-Fazzalari-Viola di Taurianova. Una pressione malavitosa che si traduceva nel condizionamento degli appalti indetti dal comune della piana di Gioia Tauro per l’assegnazione dei servizi di custodia e assistenza di cani randagi presso canili privati.

Accertate anche le condotte intimidatorie ed estorsive nei confronti di alcuni imprenditori della zona. Inoltre casi di concorrenza sleale, quali campagne mediatiche e denigratorie volte a screditare i concorrenti nell’aggiudicazione degli appalti, con il coinvolgimento di trasmissioni televisive locali e nazionali. Portato alla luce anche il ruolo di funzionari pubblici infedeli nell’esercizio delle loro funzioni.

Tra gli arrestati figurano due imprenditori di Taurianova ritenuti vicini alla cosca, titolari e gestori di un canile, il nipote del boss di Platì (attualmente detenuto), mentre il titolare di un canile a Melissa (Crotone) è stato posto agli arresti domiciliari. Arresti domiciliari anche per il direttore del servizio veterinario dell’Asp di Reggio Calabria, per il dirigente del servizio veterinario di Locri e per una rappresentante locale di un’associazione animalista. Disposto l’obbligo di dimora e della presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di rappresentanti e commercianti di prodotti per animali. Nel corso dell’operazione, sono state sequestrate diverse imprese con sede a Taurianova e a Rocca di Neto (Crotone), operanti nel settore della custodia e assistenza di cani randagi.

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