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Napoli, al Museo Madre mostra dedicata a John Armleder

Napoli – Il Madre presenta la prima mostra retrospettiva dedicata all’artista svizzero John Armleder (Ginevra, 1948), la cui pratica si articola, a partire dalla metà degli anni Sessanta, fra disegno, pittura, scultura, installazione ambientale, performance, video, opere sonore e musicali, testi critici, progetti editoriali e curatoriali. Armleder è uno dei grandi maestri dell’arte contemporanea, eppure la sua ricerca artistica sembra continuamente orientata a superare il confine disciplinare e intellettuale che separa, o pretende di separare, l’arte dalla vita. La sua appare un’ode alla libertà del fare e pensare arte, operando una radicale e poliedrica reinvenzione dell’opera e del formato della mostra, di cui rilegge i rispettivi ordini di senso e la loro percezione pubblica, librandoli al di sopra dei codici della critica o delle narrazioni chiuse della storia dell’arte.

Nelle sue opere Armleder unisce, in una sintesi intellettuale e formale tanto pervasiva quanto provocatoria, elementi differenti quali caso e progetto (grafico e di design), cultura alta e entertainment, ironia straniante e analisi concettuale, oggetti funzionali di uso comune e ricerca estetica. Autore di numerosi progetti collettivi fra gli anni Sessanta e Settanta, nell’ambito delle ricerche Fluxus, Armleder fonda nel 1969 a Ginevra, con Patrick Lucchini e Claude Rychner, il Groupe Ecart, che avrebbe introdotto in Svizzera e in Europa numerosi artisti, in particolare tedeschi e nordamericani, della scena underground e sperimentale internazionale. Associato dall’inizio degli anni Ottanta alle ricerche Neo-Geo (“Neo-Geometric Conceptualism”) – alla loro adozione di uno stile impersonale ed incorporazione di oggetti quotidiani per opporsi al soggettivismo e all’emotività neo-espressionista – Armleder adotta spesso la pratica della collaborazione come strategia di raffreddamento della personalità dell’artista o univocità dell’opera, per esempio con l’artista e musicista Steven Parrino (omaggiato nel libro collettivo Black Noise), o Christian Marclay (co-autore nel 1985 di una performance a The Kitchen, New York, poi ripresa nel 2017, Simultaneous Duo Versions, in cui i due artisti presentano simultaneamente versioni di azioni performative loro e di altri artisti quali George Brecht, John Cage, Kurt Schwitters e LaMonte Young), o Sylvie Fleury e Mai-Thu Perret. Ripercorrendo l’intera ricerca dell’artista, la mostra approfondisce per la prima volta tutte le articolazioni della pratica artistica di Armleder, comprendendo più di novanta opere. Nelle prime sale è riunita una selezione di disegni degli anni Sessanta, a cui segue una selezione delle Furniture Sculptures prodotte a partire dagli anni Ottanta e consistenti in sculture composte da elementi di arredo riassemblati, fino a divenire in alcuni casi veri e propri ambienti, come nel caso di Untitled (Bar FS), 2003.

La presentazione della produzione pittorica di Armleder include le serie dei Dot Paintings (dipinti formati da pattern di vario tipo ma il cui soggetto è sempre il punto, elemento base di ogni produzione grafica), dei Pour Paintings (dipinti formati da colature di materia pittorica pura) e dei Puddle Paintings (dipinti in cui la materia pittorica è distribuita sulla tela posta in orizzontale sul pavimento, incorporando anche oggetti tridimensionali). La mostra riunisce per la prima volta anche tutte le principali opere realizzate dall’artista in Italia – quali, all’inizio del percorso, le due tele gemelle (Untitled, 1988) presentate per la prima volta alla mostra Europa Oggi. Arte contemporanea nell’Europa occidentale al Museo Pecci di Prato, o l’installazione con strobosfere da discoteca (Untitled (FS), 1995) presentata per la prima volta alla terza edizione della mostra periodica Fuori uso a Pescara – e comprende anche una nuova serie di omaggi alla città di Napoli, quasi un’ipotetica versione contemporanea del Grand Tour.

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