Gricignano

Gricignano, il gruppo “Ventata Nova” porta in scena Eduardo nella scuola media

Nel salone della scuola secondaria di primo grado di Gricignano il Gruppo Teatro “Ventata Nova” ha presentato uno spettacolo che, cofinanziato con i fondi del Poc Campania 2014-2020, ha riscosso un considerevole successo di pubblico. L’iniziativa, nata nell’ambito della rassegna artistica di Atella, promossa dai Comuni di Cesa, Frattaminore, Gricignano, Orta di Atella, Sant’Arpino e Succivo, si è realizzata secondo un’ottica innovativa rivolta a una comunanza millenaria e di condivisione di iniziative culturali, artistiche, gastronomiche, con le precise finalità di valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico e di tradizioni dell’agro atellano.

La pregevole pièce, dal titolo “Teatro… tra maschere e forme”, si è articolata in due momenti, ma fortemente intrecciati tra loro: un atto unico, composta da Leila Girone e Nicola Tessitore, “Fabula del civis Atellanus: Storie Forme con un’unica identità”; e la rappresentazione di una delle commedie più note di Eduardo De Filippo “Ditegli sempre di sì”, sotto la regia di Stefano Ciardulli. In una sala gremita in ogni ordine di posti, la piacevole serata ha offerto una bella rappresentazione, mediante un’efficace interazione di teatro, prosa, gesti, poesia, canti e musiche, nonché un’ambientazione e combinazione di diverse arti, di forte impatto secondo un preciso “filo rosso” di approfondimento e innovazione a partire dalla farsa atellana fino alla commedia napoletana, mediante una commistione di espressioni teatrali, letterarie o popolari.

Lo spettacolo ha avuto inizio con l’introduzione di Francesco Pagano e Anna Caiazzo, a seguire la rappresentazione dell’atto sull’antica commedia atellana, che ha avuto quali protagonisti noti personaggi delle “Fabulae”, sempre di attuale fascino, che i bravissimi artisti hanno sapientemente rinnovato, mediante un’attuale interpretazione delle Maschere atellane, quali Buccus (il ciarlatano), Pappus (l’avaro), Dossenus (il gobbo astuto, saccente), Maccus (lo sciocco), Pulcinella. Come è noto, le farse di Atella, sorte intorno al quinto secolo a.C. fra le popolazioni osche della Campania, il suo nome trae origini proprio dalla città di Atella, secondo alcune testimonianze l’“Atellana” era rappresentata dopo le tragedie, a chiusura dello spettacolo, per lo più ad opera di compagnie teatrali itineranti che si spostavano in carovane; la farsa era fondata su divertenti scenette, costruite sul contrasto fra tipi fissi, producendo un genere di spettacolo caratterizzato da un linguaggio popolare, contadinesco, tipico di un ambiente rurale, di mestieri e ambienti più modesti, seguendo spesso un canovaccio e affidandosi a un’improvvisazione scherzosa di breve durata.

La “Ventata Nova”, frugando nel passato, ha proposto una rappresentazione, nella quale ha ricordato le storiche origini della città campana e le peculiarità delle Fabulae Atellanae, “riuscendo a creare – ha affermato Leila Girone – una suggestiva atmosfera del teatro antico con la presenza sul palco delle maschere fisse con la loro mimica ed espressività”. A conclusione della prima parte, a cura di Gabriele Luongo, è seguita l’interpretazione di alcune belle poesie di Eduardo, come “Napule è nu Paese Curiuso” e “A Ggente”, ai fini di una riflessione davvero efficace sullo sviluppo del teatro contemporaneo e sulle sue tendenze preferite. Nella seconda parte della serata, la compagnia teatrale ha messo nuovamente in scena uno dei classici di Eduardo De Filippo “Ditegli sempre di sì”. Scritta in dialetto napoletano e in due atti, la commedia approfondisce il tema della follia, vera e non presunta, ed è stata già rappresentata più volte con notevole successo nei mesi precedenti, anche per il contenuto incredibilmente attuale, perché Eduardo manifesta una grande capacità di operare ed incidere sulla società, leggendo la realtà senza facili bigottismi o entusiasmi, in forza della sua inesauribile volontà di essere sempre “attento” su un’umanità che spinge in maniera incessante a essere aiutata e compresa, dimenticando che la responsabilità individuale è la base di ogni vivere collettivo.

Nella sala “Paolo Solone” del comprensivo “Santagata”, con la competente regia di Ciardulli, gli interpreti hanno dimostrato abilità e preparazione, offrendo tante emozioni, ancora una volta un originale spettacolo teatrale, tanto da suscitare continui applausi, entusiasmo e atti di consenso, espressi battendo le mani, generando, in alcuni momenti, una vera “standing ovation”. L’opera di De Filippo presenta una trama piacevole e ricca di equivoci, contraddistinta da intrecci spesso rimescolati e tanti sospetti, che hanno la prevedibile e rasserenante soluzione solo nella parte conclusiva. Nel testo eduardiano, appunto la follia e la “normalità” vengono continuamente rovesciate, secondo un attraente e piacevole viaggio, che porterà poi ad intrecciare un’umanità che si affanna in maniera molto faticosa. Tutti bravi sono stati gli attori-interpreti, che ricordiamo: Michele (Franc esco Pagano), appena uscito dal manicomio, e il suo ritorno a casa, la sorella Teresa (Antonietta Martini), l’unica a conoscere i suoi trascorsi di pazzia, don Giovanni (Giovanni Flagetano), l’inquilino Luigi Strada (Nicola Tessitore), Checchina (Graziella Martiniello), Croce (Antonio D’Aniello), Ettore (Raffaele Lucariello), Evelina (Raffaella Martiniello), Vincenzo (Gabriele Luongo), Olga (Angela Fusco), Saveria (Giovanna Verde), Filumena (Anna Caiazzo), Attilio (Lorenzo Di Lorenzo), il garzone (Andrea Della Gatta), il fioraio (Vincenzo Martiniello).

Tutti davvero bravi sono stati nell’arte teatrale: per le scene e costumi (Lello D’Alessio), le luci (Michele Carusone), la direzione artistica (Vincenzo Martiniello), il commento musicale (Vincenzo Anoldo) per cui si è registrato un sinergico lavoro di gruppo. Il regista Ciardulli ha sottolineato che durante lo spettacolo il pubblico ha potuto vivere l’illusione scenica di una realtà fittizia che si manifesta davanti ai suoi occhi e, come tale, è pur sempre realtà. E in effetti, nella riproduzione teatrale, ben si intravedono il dramma, la sofferenza, la frustrazione, la fragilità, la solitudine, con un finale che stravolge la vicenda, facendo venire a galla tutte le dure verità esistenziali. Particolarmente soddisfatti i componenti della Compagnia e il pubblico che, in sala, si è mostrato sempre attento e interessato durante lo svolgimento dello spettacolo, manifestando un’empatica partecipazione durante la rappresentazione teatrale e al termine della serata.

Carlo Achille Caiazzo

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