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No di Mattarella a Savona, Conte rinuncia. M5S chiede impeachment, Salvini il voto

Il premier incaricato Conte ha rimesso l’incarico al Presidente, che ha convocato per lunedì Cottarelli, l’ex commissario alla spending review del governo Renzi. Decisivo il nodo sul nome dell’economista Savona. “Ho accettato tutti i ministri tranne quello dell’Economia, ho registrato con rammarico indisponibilità ad ogni altra soluzione”, ha sottolineato  Mattarella. Irritazione di Di Maio, che chiede l’impeachment del Capo dello Stato, mentre Salvini vuole il ritorno alle urne: “Subito la data delle elezioni o andiamo a Roma”.

Dopo 85 giorni di stallo e di tentativi infruttuosi di dare un governo al Paese, l’impasse politica si trasforma dunque in uno scontro istituzionale senza precedenti. Il no del Quirinale all’impuntatura di Lega e M5s sul nome dell’economista sardo Paolo Savona scatena, infatti, l’ira di Salvini e Di Maio. E verso il Capo dello Stato si materializza la possibilità dell’accusa peggiore: quella di impeachment, la messa in stato d’accusa del Presidente per alto tradimento. Accusa mossa dal M5s e su cui anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni concorda. E mentre Salvini, per ora, glissa sull’ipotesi che i 5 Stelle vogliono invece portare in Parlamento, arriva la presa di distanze di Silvio Berlusconi. Parole “irresponsabili” taglia corto il leader di Forza Italia.

La bufera si scatena sul Presidente della Repubblica che ha tuttavia in serbo un piano B: per lunedì è stato convocato al Colle Carlo Cottarelli, l’economista che non dispiaceva né al M5s né alla Lega per il lavoro da lui a suo tempo svolto sulla spending review. Nessun commento ufficiale di Cottarelli ma chi l’ha sentito racconta che la telefonata del Colle ha colto “di sorpresa” l’ex commissario, che ora si prepara in fretta a raggiungere la Capitale da Milano per presentarsi all’appuntamento con Mattarella. Giusto il tempo, ha scherzato con chi gli ha parlato, di finire di correggere i compiti dei suoi studenti della Bocconi. Per lui potrebbe profilarsi un incarico per un governo del Presidente che se dovesse essere bocciato dal Parlamento, porterebbe il Paese a nuove elezioni. Probabilmente ad ottobre.

Mattarella è costretto a ricordare le sue prerogative e spiega di non aver mai ostacolato la formazione di un governo politico e anzi di aver sostenuto il tentativo di formare un esecutivo in base alle regole previste dalla Costituzione. Il suo ruolo, sottolinea ancora una volta, non ha mai subito né può subire imposizioni.

Ma non sono dello stesso avviso i leader delle due forze alleate per il governo che ha chiamato al Colle per incontrarli prima di ricevere il premier incaricato con riserva. “Sono stato un grande stimatore di Mattarella ma questa scelta è incomprensibile”, scuote la testa Di Maio mentre Salvini esprime tutta la sua rabbia per il tentativo fallito a causa delle ingerenze europee: “Mi servi, mai schiavi”, avverte il leader del Carroccio. E mentre Di Maio snocciola in un video la composizione di un governo “che avrebbe potuto vedere la luce lunedì mattina”, finiscono nel nulla ore e ore di braccio di ferro per mettere a punto ogni casella dell’esecutivo che avrebbe avuto Paolo Savona a dirigere l’Economia.

Ecco la lista dei ministri, svelata da Di Maio nel corso di una diretta Facebook, portata al Quirinale dal premier incaricato. Vicepresidente e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Vicepresidente e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro. Pa, Giulia Bongiorno. Affari Regionali, Enrica Stefani. Sud, Barbara Lezzi. Disabilità, Lorenzo Fontana. Affari Esteri, Luca Giansanti. Giustizia, Alfonso Bonafede. Difesa, Elisabetta Trenta. Economia e finanze, Paolo Savona. Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. Infrastrutture e trasporti, Mauro Coltorti. Istruzione, Marco Bussetti. Beni Culturali, Alberto Bonisoli. Salute, Giulia Grillo, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

Di Maio e Salvini credevano sarebbe potuta bastare una sua preventiva dichiarazione di fede europeista per convincere il Colle. E l’economista sardo ci aveva anche provato. Nel pomeriggio, mentre il candidato premier lavorava a casa, Savona aveva infatti diffuso una sua dichiarazione per chiarire quali fossero le sue posizioni sul “tema dibattuto e quelle del governo che si va costituendo interpretando correttamente la volontà del Paese”. In poche parole, “voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa”, dice l’ex ministro che stigmatizza la “scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione europea”.

Ma al Quirinale la sua professione europeista non è bastata e non ha potuto che dire “no” ad un “sostenitore della fuoriuscita dall’euro”. Nonostante il suo ultimo tentativo di mediazione l’incarico al prof di diritto privato mostra a quel punto di essere arrivato ad un nulla di fatto. Rimette il mandato per “formare il governo di cambiamento” nelle mani del Presidente che ringrazia così come gli esponenti delle due forze politiche per aver indicato il mio nome” ed avergli dato fiducia.

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