Salerno

Neonato negato dal tribunale, la madre lo preleva dall’ospedale e fugge

Il piccolo, di circa un mese, non le era stato ancora affidato per disposizione del tribunale. Così ieri sera una donna, sembra di origine polacca, ha prelevato il figlio dal reparto di Neonatologia – Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale “Ruggi di Aragona” di Salerno, scappando via con lui. Ora sono in corso le ricerche.

La donna, come ogni giorno, si era recata nella struttura ospedaliera per dare la poppata al piccolo. Dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza, la si vede allontanarsi a piedi in compagnia di un uomo con un “porta enfant” in direzione della metropolitana.

Una situazione difficile quella della donna che ha altri due figli, avuti da compagni diversi, uno dato in affido a una famiglia e l’altra – una bimba di sei anni – che vive con il fratello a Salerno. Il neonato – precisano dall’ospedale – è in buone condizioni. Per gli investigatori si tratta di un piano studiato a tavolino. La donna, per non attirare sospetti, non aveva portato il porta enfant che le è stato fornito dopo da un uomo che l’attendeva all’esterno della struttura, e con il quale ha fatto perdere le proprie tracce.

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Giuseppe Longo, intanto ha disposto una commissione d’inchiesta presieduta dal direttore medico di presidio, Angelo Gerbasio, per acquisire ogni dato utile relativo a quanto accaduto. Ma dal sindacato Fials accusano: “Il rapimento del bambino all’ospedale di Salerno ha due responsabili: il direttore generale dell’azienda ‘Ruggi’ e il direttore sanitario. Chiedo immediatamente le loro dimissioni. Le scuse questa volta non bastano”, tuona Mario Polichetti, dirigente della Fials Medici di Salerno, che sottolinea: “Come si fa a portare via un bambino da un ospedale senza che nessuno se ne accorga? Questo episodio il livello di sicurezza che c’è nella struttura di via San Leonardo. Si può arrivare in corsia con una pistola, nascondere una dose di droga o perfino ‘parcheggiare’ una bomba carta. Che modo è questo di gestire la sanità pubblica e difendere l’incolumità dei pazienti?”.

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