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‘Ndrangheta, confiscati beni a eredi del boss cutoliano Cirillo

Beni mobili, immobili e societari per un valore di 5 milioni di euro. Questo l’ammontare della maxi eredità che il 23 maggio è stata confiscata definitivamente agli eredi del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Cirillo, originario del Salernitano e promotore dell’organizzazione criminale “locale di Sibari”, attiva in Calabria. A far scattare il provvedimento è stata una decisione della Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli eredi dell’ex boss deceduto nel 2007. Secondo l’accusa avanzata dai pm della Dda di Salerno, i beni ereditati dai parenti di Cirillo erano stati acquisiti con risorse di provenienza illecita. Il fascicolo ha in seguito avviato gli accertamenti da parte degli agenti del Nucleo di Polizia Tributaria – Gico del capoluogo salernitano che hanno poi fatto scattare l’ordinanza della Sezione Misure di Prevenzione della Corte di Appello di Salerno, confermata dalla Cassazione il 10 aprile scorso.

I giudici di legittimità, rigettando i ricorsi degli eredi di Cirillo senior e dagli altri destinatari dei decreti di sequestro, hanno reso irrevocabile la misura. I pubblici ministeri salernitani, tra i primi in Italia ad avanzare una richiesta di confisca di beni nei confronti degli eredi di una persona ‘aggredibile’ da un punto di vista patrimoniale, avanzarono la richiesta di confisca al tribunale poco dopo l’entrata in vigore della norma che ha esteso la platea dei potenziali destinatari di confisca e comunque entro 5 anni dalla morte del boss.

Giuseppe Cirillo era stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso e per numerosi altri reati maturati nel contesto di una sanguinosa guerra di ‘ndrangheta. Appartenente alla “Nuova Camorra Organizzata” di Raffaele Cutolo, l’ex boss aveva accresciuto la propria fama criminale in Calabria, per poi finire nelle Marche dove fu sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni a Serra dei Conti, vicino ad Ancona. Da lì Cirillo continuò a seguire le vicissitudini della propria organizzazione malavitosa. Sono dieci in tutto, tra eredi del boss e terzi interessati, le persone raggiunte dalla confisca definitiva della Suprema Corte.

Il provvedimento dei magistrati ha invece portato alla confisca di sei immobili nel territorio di Mercato San Severino, nel Salernitano. Nello specifico si tratta di tre appartamenti, due locali commerciali e un terreno. Oggetto di confisca anche una società di capitali, già sottoposta ad amministrazione giudiziaria dal 2014, che si occupava, tra le altre attività, anche della distribuzione di caffè e della gestione di un rinomato centro estetico.

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