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“Mi hai rovinato”, spari nel Bresciano: uomo uccide due persone e poi si toglie la vita

Si è tolto la vita il 67enne Cosimo Balsamo che stamani, nel Bresciano, ha ucciso due persone, ferendone una terza. Il primo omicidio a Flero. Vittima Elio Pellizzari, 78 anni, ucciso a colpi d’arma da fuoco nel capannone della Sga, un’azienda che commercia veicoli industriali. Armato di fucile a pompa e alcune pistole, Balsamo ha sparato uccidendo Pelizzari e ferendo un altro uomo di 75 anni, Giampiero Alberti, contitolare del capannone, ricoverato in ospedale. “Mi hai rovinato”, avrebbe gridato prima di sparare e di scappare a bordo di una Bmw X5 di colore nero, di proprietà del contitolare del capannone rimasto ferito.

Pelizzari era titolare della Pg metalli, azienda che si trova a pochi metri di distanza dal luogo in cui si è consumato l’omicidio e amico dell’imprenditore rimasto ferito. “Mi ha sparato in mezzo alle gambe”, ha riferito un testimone, Giampietro Strada, nipote del ferito e comproprietario dell’azienda teatro del delitto, citato da Il Giornale di Brescia. Stando alla sua testimonianza, il killer è giunto nell’azienda, suonando il campanello per farsi aprire. Ipotizzando che la situazione potesse generare Giampiero Strada si è rifiutato di aprire. A quel punto, l’uomo armato ha scavalcato il cancello e, una volta all’interno, ha cominciato a sparare. “Ho provato a mandarlo via, ma è stato inutile”, ha detto Strada.

Il killer si è poi diretto a Carpeneda di Vobarno, in Valle Sabbia, a una cinquantina di chilometri di distanza, dove, intorno alle 13, ha ucciso una seconda persona, James Nolli, un imprenditore di 60 anni, sorpreso nel cortile della sua abitazione.

Braccato dai carabinieri, Balsamo, nel primo pomeriggio, si è suicidato, sparandosi alla testa un colpo di fucile, nel parcheggio di un supermercato, Family Market, ad Azzano Mella dopo essere stato raggiunto dai militari dell’Arma. Il suicidio sarebbe avvenuto al termine di un conflitto a fuoco con i carabinieri che lo avevano intercettato.

Balsamo, originario della provincia di Brindisi, era già noto alle cronache per aver fatto parte di una banda dedita ai furti in aziende di trasporto metalli nel Bresciano e nel Nord Italia nei primi anni 2000. Lo scorso 9 gennaio il 67enne era salito su una tettoia del tribunale di Brescia per protestare contro il sequestro della sua abitazione. L’uomo era stato coinvolto in un’inchiesta sul traffico di mezzi pesanti.

Da quanto si apprende, la seconda vittima di Balsamo, Nolli, era coimputata con lo stesso 67enne nel processo per la banda dei Tir. Anche la terza persona rimasta ferita nel capannone di Flero era stata coinvolta nel processo.

Balsamo era stato coinvolto in una richiesta di revisione respinta dalla Corte d’appello di Venezia e poi dalla Cassazione della sentenza di condanna a sette anni e quattro mesi della Corte d’appello di Brescia per associazione a delinquere furto e ricettazione. Nella richiesta lamentava che James Nolli, una delle sue vittime, era stato condannato per furto, mentre lui per ricettazione, mentre aveva sempre sostenuto di aver personalmente rubato i mezzi con cui l’organizzazione depredava aziende che lavoravano metalli e altro. Balsamo sosteneva che la condanna per ricettazione fosse ingiusta in quanto a questa era conseguita l’applicazione della confisca dei suoi beni, proprio in relazione alla condanna per ricettazione. Balsamo aveva patteggiato una pena per minacce davanti al gup di Venezia per aver messo, nel 2011, nel cestino della bicicletta di un giudice bresciano tre cartucce di fucile e otto proiettili di pistola. Accanto ai proiettili un biglietto con delle minacce.

Nell’ottobre del 2014 le figlie di Balsamo erano finite davanti al tribunale di San Marino accusate in concorso con il padre di aver movimentato 2 milioni e 150mila euro per nasconderne la provenienza illecita. Secondo l’accusa i soldi erano frutto dei furti e della ricettazione di “materiale ferroso tra cui rame”, bottino principale della “banda dei Tir”. I 2 milioni in questione erano stati depositati su un conto presso la Banca Commerciale Sammarinese a nome di una delle figlie. Parte della somma era stata investita in titoli, parte in obbligazioni: le indagini della Finanza, secondo quanto riportato da Rtv San Marino, avevano riscontrato diversi prelievi dal conto fino al giugno 2011. Poi l’Agenzia di Informazione Finanziaria lo aveva bloccato anche se le giovani erano state assolte. Poi, il 9 gennaio scorso, l’uomo aveva protestato contro la confisca dei propri beni salendo sulla tettoia del Tribunale di Brescia, minacciando di suicidarsi. Le forze dell’ordine l’avevano convinto a desistere.

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