Frignano - Villa di Briano

Villa di Briano, “Solo un Prete”: Luigi Intelligenza racconta del miglior amico di Don Diana

L’istituto comprensivo “Raffaele Calderisi” di Villa di Briano organizza, nell’ambito del progetto “Voglia di Legalità”, l’incontro studio intitolato “Il racconto di un amico di Don Peppe Diana”. Attraverso la testimonianza resa dal parroco della comunità di Villa di Briano, don Giuseppe Sagliano, nel libro “Solo un prete”, edito dalla Gnasso Editore, redatto a quattro mani con lo scrittore Luigi Intelligenza, gli studenti del “Calderisi” avranno l’opportunità di riflettere su aspetti della personalità di don Peppe Diana finora ancora inesplorati.

Oltre alla dirigente scolastica, professoressa Emelde Melucci e agli autori del libro, prenderanno parte alla presentazione, che prevede la proiezione di un filmato dedicato a don Peppe Diana, il sindaco di Villa di Briano, Luigi Della Corte, e la professoressa Marisa Diana, assessore alla Pubblica istruzione del comune di Casal di Principe, che modererà l’incontro previsto giovedì 22 marzo, alle ore 10.30, all’interno dell’area polivalente dell’istituto, in via Tasso.

Abbiamo rivolto alcune domande a Luigi Intelligenza, giovane autore dell’opera dedicata al sacerdote di Casal di Principe ucciso dalla camorra nel 1994. Com’è nata l’idea per “Solo un Prete”? “Solo un Prete” non è un’idea, bensì una volontà, nella fattispecie quella di Don Giuseppe Sagliano, parroco di Villa di Briano. Don Sagliano è stato per anni, fino al giorno della sua uccisione, uno dei migliori amici di don Peppino Diana. Dopo molti anni ha avvertito l’esigenza di dover fare chiarezza su alcuni punti della storia di don Peppino Diana e soprattutto sentiva la necessità di far conoscere alle persone un don Peppino Diana diverso.

In che senso? Don Sagliano per anni ha cercato di trovare una spiegazione concreta alla morte del suo miglior amico. Nel frattempo don Diana è diventato un martire della chiesa e la sua icona di prete “anticamorra” ha oscurato parte del suo operato. Don Sagliano ha sempre sostenuto che don Diana è sempre stato un prete “per”: per la pace, l’uguaglianza e la legalità e mai un prete “anti”: anticamorra, anticrimine. Grazie ai suoi racconti siamo riusciti a ricostruire una figura che offre diverse prospettive della sua personalità. Don Diana era una guida, un prete, un intellettuale, ma soprattutto un uomo che si sentiva membro della propria società e ha provato a trascinare fuori la sua società da un periodo buio.

In molti ti conoscono per i tuoi romanzi, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro che differisce molto dai precedenti lavori? Quando don Sagliano ha iniziato a raccontarmi di don Peppino Diana ho avvertito l’esigenza di approfondire la sua storia. Grazie ai documenti che egli stesso ha raccolto per molti anni; interviste, scritti, atti giudiziari, la percezione che avevo nei confronti del mio territorio è cambiata. Sono nato e cresciuto a Villa di Briano, mi separano da Casal di Principe cinque minuti a piedi e nonostante pensavo di conoscere la storia del mio territorio mi sono accorto che mi mancavano dei pezzi. Parti essenziali e stralci di vita di persone che nel bene o nel male hanno vissuto le loro vite.

Cosa ti ha colpito maggiormente di don Peppino Diana? Nei suoi pensieri mi sono ritrovato. Come ho scritto nel libro: “La natura di don Peppino Diana era quella di uomo di chiesa, di uomo e sacerdote imprescindibili l’uno dall’altro, di guida spirituale, di insegnante, di capo scout. Don Peppino Diana esprimeva il proprio pensiero da intellettuale attraverso la parola del vangelo, lo faceva con facilità, perché nella parola di Dio cercava conforto, cercava spiegazioni, offriva soluzioni”. Inoltre mi sono sentito da subito molto vicino al suo modo di intendere la vita. Don Peppino Diana era semplicemente se stesso, seguiva i propri principi e suoi ideali e non potevo rimanere non affascinato da un personaggio del genere.

Nel 2017 hai pubblicato due libri, uno sempre con la Gnasso Editore, com’è nato questo rapporto di collaborazione e soprattutto sono già in cantiere progetti futuri? L’incontro con la Gnasso Editore era inevitabile. Stesso territorio di provenienza, stesso modo di intendere la letteratura. Tutto è nato dalla pubblicazione di “Segni”. E’ una casa editrice dinamica, in continua evoluzione, senza pregiudizi, i progetti vengono valutati e ponderati. Alla Gnasso nulla è lasciato al caso, sanno cosa significa pubblicare un libro, sono esperti del settore, ne conoscono la storia e anticipano i tempi. Per il futuro c’è tempo, la scrittura accompagna gli autori costantemente e sicuramente ci saranno altre novità, magari verso la fine dell’anno.

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