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Spaccio di droga nella Piana di Lucca: sgominata banda di marocchini

Il nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Lucca, coordinato dalla Procura di Lucca, al termine di un’articolata indagine sullo spaccio di sostanze stupefacenti in diverse province e in particolare sulla fascia litoranea della Toscana, ha dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Lucca, Antonia Aracri, che ha applicato sei misure cautelari personali, di cui un’ordinanza di custodia in carcere nei confronti di un marocchino e cinque divieti di dimora nella Provincia di Lucca a carico di altrettanti indagati, sempre di origine marocchina.

Una rete diffusa, che aveva base logistica in Lucchesia e si estendeva anche nelle province di Massa e nella zona di Galleno, nel comune di Fucecchio, ma che faceva capo, secondo i carabinieri, ad una famiglia di origini marocchine di stanza a Pescia. Nei guai sono finiti anche decine di clienti, tra cui donne che, per l’accusa, erano pronte a concedersi sessualmente agli spacciatori per avere in cambio le dosi.

L’indagine, iniziata nel settembre 2016 e denominata “Wood”, si è sviluppata attraverso complesse attività tecnico-investigative, che hanno consentito di individuare una delle principali organizzazioni operanti nel settore, sicuramente la più importante di matrice marocchina in Toscana. La banda era capace di distribuire la cocaina ai vari gestori delle piazze di spaccio costituite da zone boschive a Sorbano del Vescovo e Capannori, pinete (tra cui quella di Viareggio e Follonica) e campagne (alcuni casolari abbandonati di Pietrasanta) presenti sul territorio toscano: da qui il nome dell’indagine. I boschi della Piana erano stati scelti, secondo l’accusa, come luoghi ideali per espandere le zone di spaccio ‘storiche’, ovvero le pinete del litorale, da Massa a Grosseto, dove però i numerosi blitz delle forze dell’ordine sono riusciti ad arginare il fenomeno.

La rete di spaccio, stando a quanto ricostruito, aveva al vertice una famiglia abitante a Pescia che si occupava degli acquisti della cocaina che poi veniva rivenduta al dettaglio dai cavallini. Spesso stranieri non in regola con il permesso di soggiorno. La banda era ben organizzata anche per quanto riguarda il trasferimento del denaro provento dell’attività di spaccio dall’Italia al Marocco, effettuato, secondo l’accusa, attraverso l’intermediazione di banche franco-marocchine o con i consueti sistemi di trasferimento di denaro. L’operazione ha consentito finora di denunciare 13 persone, di cui 2 sono state arrestate in flagranza di reato perché trovate in possesso di circa 200 grammi di cocaina.

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