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Festini hard durante missioni umanitarie, sotto accusa il numero uno della Oxfam

Si allarga il caso Oxfam, organizzazione umanitaria travolta dall’ennesimo scandalo sessuale in paesi sottosviluppati. Nel mirino finisce il chief executive Mark Goldring: sul Times gli viene imputato di essere stato messo a conoscenza in prima persona di altri asseriti abusi segnalati dall’ex garante interna per la tutela delle norme di comportamento Helen Evans, diventata una “talpa” nella vicenda, ma di averli ignorati.

Si tratta di episodi come le sospette molestie compiute contro una volontaria 14enne da parte di un dipendente adulto in uno dei negozi gestito dall’associazione nel Regno Unito per autofinanziarsi o come il presunto stupro di una donna da parte di un operatore in Sud Sudan.

La Evans, che ha occupato il suo ruolo dal 2012 al 2015, ha affermato anche in un’intervista televisiva che Goldring e i vertici di Oxfam avevano cancellato un incontro per discutere degli abusi compiuti dai funzionari della ong. Lunedì si era dimessa la numero due dell’organizzazione, Penny Lawrence.

La vicenda di Haiti, scoperchiata dal Times nei giorni scorsi, non pare isolata. L’Observer svela come operatori di Oxfam fossero stati scoperti a frequentare prostitute, sfruttandone la miseria, già in Ciad nel 2006. In particolare, il Times accusa l’organizzazione di aver «”ignorato diversi avvertimenti” – prima di decidersi a intervenire a cose fatte – sul comportamento di alcuni suoi operatori accusati di aver messo su un giro di prostitute, in parte probabilmente minorenni, e partecipato a festini durante i soccorsi per il devastante terremoto di Haiti del 2010.

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