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Milano, colpo da 280mila euro in gioielleria: 6 arresti

Milano – Entrarono in tre in gioielleria armati di pistole, spaccarono le vetrine e portarono via gioielli per 280mila euro. Sei persone sono state arrestate per la rapina commessa il 20 marzo 2017 in una gioielleria in via Marco d’Agrate, a Milano. Il provvedimento, eseguito dagli agenti del commissariato Scalo Romana, riguarda due donne e quattro uomini (quattro in carcere e due ai domiciliari), tutti italiani. La banda di 6 persone aveva pianificato bene il colpo. Il capo era un 52enne originario di Bari, Enrico Lopez, residente a Milano; i suoi complici arrestati Pietro Carnago, di 33 anni, Margherita Amoruso di 50 anni e Mario Capani di 60 anni; ai domiciliari un’altra donna, A.G., 40enne e un uomo 46enne, C.N..

L’indagine degli investigatori del commissariato Scalo Romana, guidati da Francesco Anelli, è partita da un controllo su strada, approfondito poi grazie all’analisi dei tabulati telefonici. Attraverso i numeri di cellulare, intestati a pakistani, sono stati ricostruiti esattamente i movimenti delle persone che gli agenti del nucleo investigativo avevano seguito. A quel punto, risalendo ad uno dei rapinatori, è stata scoperta la banda: si tratta di criminali esperti e con precedenti specifici (lo stesso Lopez ha alle spalle grosse rapine in varie parti d’Italia).

Le due donne avevano ruoli logistici di primo piano: nella casa della Amoruso era stato pianificato il colpo e lei stessa ha partecipato ai sopralluoghi nei giorni precedenti. La proprietaria della gioielleria ha riconosciuto la donna, di corporatura robusta, davanti ai poliziotti: si è ricordata che qualche giorno prima era stata in negozio, con la scusa di chiedere informazioni. A casa di Pietro Carnago, in viale Certosa, gli agenti hanno trovato un kalashnikov perfettamente funzionante e pulito, usato forse per pianificare un’altra grossa rapina. Oltre a questo sono stati sequestrati tester, disturbatori di frequenza per allarmi, radioline, barbe e baffi finti e pettorine e cappellini falsi della Polizia. A tutti i destinatari dell’ordinanza è contestata la ricettazione: della refurtiva infatti non c’è traccia.

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