Aversa

Aversa e “The Queen”: ecco cosa ha detto De Cristofaro in Commissione Antimafia

«E’ stata la giunta a decidere, in piena autonomia, la non costituzione del comune di Aversa quale parte lesa» e «Abbiamo chiesto alla procura se il comune di Aversa possa essere considerata parte lesa». In attesa di avere il resoconto ufficiale dell’audizione, sante anche il silenzio stampa sull’argomento del sindaco Enrico De Cristofaro, trapelano alcune delle dichiarazioni che il primo cittadino normanno, accompagnato dal suo vice Michele Ronza, dal comandante della polizia municipale Stefano Guarino e dalla segretaria comunale Anna Di Ronza, ha fatto in merito alla vicenda della mancata costituzione del Comune nel processo The Queen davanti alla Commissione Antimafia.

Una richiesta avanzata, nell’agosto scorso, dal senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella stessa Commissione e commissario del partito in provincia di Caserta. «Come è noto, – aveva affermato l’esponente democrat – il sindaco è coinvolto nella indagine ‘the Queen’ che riguarda i rapporti tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione. La scelta del comune di Aversa, che ha deliberato di non costituirsi parte civile nell’inchiesta, appare grave in particolare in un territorio dove la camorra opera e si è insediata da tempo e dove, per questo, l’impegno dei comuni contro le mafie deve essere costante, senza ambiguità ed esplicito». «Per questo – ha concluso Mirabelli –  si è ritenuto opportuno convocare il sindaco per chiedergli di spiegare le ragioni di una scelta difficilmente comprensibile nella sostanza e nel metodo».

Come si ricorderà, infatti, la giunta aversana, ritenendo che Aversa non fosse parte lesa in quanto non avrebbe subito danni dal mancato utilizzo da parte dell’Adisu della Casa dello Studente (di proprietà comunale), ha espresso la volontà di non costituirsi, una delibera forse unica nel suo genere. Successivamente a questi fatti, poi, nell’ottobre scorso, si è venuto a conoscenza di un altro atto, un secondo, della procura che invitava il Comune a costituirsi parte civile. In questo caso nessun riscontro se non quello della richiesta alla stessa procura di valutare se il comune normanno fosse effettivamente parte lesa. In tutto questo periodo, poi, nonostante per quattro volte le opposizioni avessero chiesto di discutere dell’argomento in consiglio comunale, di fatto, il sindaco e la sua maggioranza hanno fatto quadrato per far si che non se de discutesse.

Da parte sua, il primo cittadino normanno ha più volte spiegato il perché, a suo modo di vedere, della decisione di non fa costituire il Comune di Aversa parte civile nel procedimento The Queen che lo vede implicato: «Tutto nasce, infatti, dall’erroneo inserimento operato dalla Dda di Napoli, nel processo per stralcio a carico di due imputati del processo The Queen, del Comune di Aversa nell’elenco delle parti offese. Nella indicazione delle persone offese dal reato la Procura di Napoli indica, tra gli altri, l’Adisu e il Comune di Aversa. Ricevuta tale comunicazione, dopo aver consultato i miei legali, ho deciso, su loro indicazione di non esporre il Comune a formalizzare una costituzione di parte civile che, per motivi tecnici e per non incorrere negli strali della Corte dei Conti, non poteva che produrre danno all’immagine dell’Ente da me rappresentato e alle Casse dello stesso».

«Premesso – continua il sindaco nell’esporre le motivazioni – che la vicenda giudiziaria è riferita a epoca precedente al mio ingresso in politica e che non sono portatore di alcun interesse, mi corre l’obbligo di evidenziare che la errata indicazione del Comune di Aversa quale parte offesa deriva dal fatto che la Procura di Napoli non era, e non è, a conoscenza che il Comune con una convenzione pluriarticolata, ha affidato da tempo (e per 30 anni) ogni incombenza sia per la gestione e manutenzione ordinaria che straordinaria all’Adisu».

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