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Stragi mafia, Berlusconi e Dell’Utri indagati come presunti mandanti

Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sarebbero di nuovo indagati come possibili mandanti delle stragi di mafia del 1992 e del 1993 dalla procura di Firenze. A riportare la notizia diversi quotidiani italiani.

La procura, titolare dell’inchiesta sulle stragi del ’92/’93, che già altre due volte aveva aperto un’inchiesta su Berlusconi – l’ultima è stata archiviata nel 2011 -, avrebbe ottenuto dal gip la riapertura del fascicolo a carico dell’ex Cavaliere e di Dell’Utri, dopo aver ricevuto da Palermo le intercettazioni del colloqui in carcere del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, condannato all’ergastolo per le stragi, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

In questi colloqui, che risalgono al 2016, verrebbero fatti proprio i nomi di Berlusconi e di Dell’Utri nel corso delle conversazioni tra il capomafia di Brancaccio e il suo compagno di detenzione. Fra le frasi riportate dai due quotidiani ci sarebbe quella in cui il boss dice: “Berlusca mi ha chiesto questa cortesia (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni in Sicilia. In mezzo la strada era Berlusca, lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi…lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”.

Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo avrebbe delegato alla polizia giudiziaria lo svolgimento di alcune verifiche e per farlo ha dovuto chiedere al gip di riaprire il fascicolo su Berlusconi e sulle stragi nella città dove si sono concentrate le indagini sulle bombe del 1993 scoppiate a Firenze, Roma e Milano.

I nomi dell’ex premier e dell’ex senatore Dell’Utri, che è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, sono stati iscritti con intestazioni che dovrebbero coprirne l’identità, come nelle precedenti inchieste sui presunti mandanti nascosti delle stragi. Al processo di Palermo, Graviano è stato chiamato a spiegare le sue parole registrate in carcere, ma ha preferito tacere e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Sulla notizia, e sulla posizione di Berlusconi, è subito intervenuto il legale Niccolò Ghedini che, in una nota, fa sapere: è “evidente che l’ennesima indagine non potrà che concludersi con una rapida archiviazione, così come già avvenuto in passato, non essendovi alcun reale elemento di novità” rispetto alle “plurime precedenti archiviazioni” e alle “altrettante plurime sentenze di merito e della Corte di Cassazione”.

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