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La Catalogna si dichiara indipendente dalla Spagna. Rajoy: “Destituire Puigdemont”

27 ottobre. E’ il giorno dello scontro finale sulla Catalogna. Nel pomeriggio, mentre il Senato a Madrid dava il via libera al commissariamento della regione “ribelle”, il parlamento di Barcellona ha votato la dichiarazione unilaterale d’indipendenza. 70 i voti a favore, 10 contrari; 2 le schede bianche. Non ha votato l’opposizione unionista (formata da Psc, Ciudadanos e Ppc),  che ha abbandonato l’aula  prima dell’inizio della votazione sulla risoluzione presentata dal Junts pel Sì e Cup con cui si dichiara l’indipendenza dalla Spagna. Il parlamento catalano ha proceduto con scrutinio segreto alla risoluzione dei partiti indipendentisti che dichiara “costituita” la Repubblica.

“Non c’è alternativa alla attivazione dell’articolo 155 in Catalogna, perché bisogna ricorrere alla legge per far rispettare la legge”. Così il premier spagnolo Mariano Rajoy ha sottolineato di fronte al Senato di Madrid la necessità di dare il via libera al commissariamento della Catalogna e, di conseguenza, destituire il presidente Carles Puigdemont. Rajoy ha attribuito al leader catalano tutta la responsabilità per la situazione attuale. “A lui, e solo a lui” ha insistito il premier, confermando che la prima mossa sarà proprio quella di esautorare Puidgemont e tutto il suo governo.

Il governo di Madrid non è l’unico a muoversi per bloccare la spinta indipendentista della Catalogna. Secondo quanto riferito dalla stampa spagnola, la procura generale dello stato spagnolo è infatti pronta a chiedere l’incriminazione per “ribellione” del presidente catalano Carles Puigdemont se oggi sarà dichiarata l’indipendenza della regione. L’incriminazione per “ribellione” – che può comportare pene fino a 30 anni -, preparata negli ultimi giorni in un vertice della procura, potrebbe essere estesa anche al vicepresidente Oriol Junqueras.

Rajoy è arrivato questa mattina al Senato per discutere l’applicazione del commissariamento della Catalogna. L’aula, in sessione plenaria, voterà infatti le misure annunciate dal premier per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. Queste includono, tra l’altro, la destituzione di parte o di tutto l’esecutivo catalano e la convocazione di nuove elezioni. Nel sostenere il commissariamento, Rajoy ha sottolineato che in Catalogna si è compiuta “una violazione plateale ed evidente delle leggi” e pertanto “della democrazia e dei diritti di tutti”. E tutto questo, ha detto, “ha conseguenze”.

Tra le conseguenze, il premier Rajoy ha detto davanti al Senato che prevede di convocare elezioni in Catalogna entro sei mesi, “il più presto possibile”, dopo il commissariamento della regione ribelle, che si prevede sarà autorizzato oggi dalla camera alta. Rajoy, ha ammesso che l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione è “eccezionale” ma ha detto che lo richiede una situazione “eccezionale” quale è quella innescata dalla Catalogna, che ha “conseguenze gravi per moltissime persone”.

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