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Catalogna, la regione si ferma per protesta contro gli arresti

La Catalogna si è fermata a mezzogiorno per protestare contro l’arresto deciso lunedì da una giudice spagnola dei leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. In tutte le città ci sono state manifestazioni spontanee davanti ai municipi e ai luoghi di lavoro. A Barcellona migliaia di persone si sono ritrovate in piazza Sant Jaume, davanti alla sede del Govern cantando “Libertat!” e Els Segadors. Presente anche il presidente  Puigdemont.

Per capire il clima che si respira in queste ore in Catalogna basti pensare che i media della regione parlano, così come fatto da Puigdemont, di “detenuti politici”. Così titola infatti il quotidiano catalano Ara dopo l’arresto di lunedì sera. “Libertat!” è invece il titolo che sbarra la prima pagina di Punt Avui, l’altro grande giornale in catalano, che aggiunge “Li vogliamo a casa!”.

Intanto, la riunione odierna del “Govern” è dedicata principalmente al secondo ultimatum del premier spagnolo Mariano Rajoy. L’esecutivo catalano deve in particolare decidere se rispondere e, nel caso, il contenuto dell’eventuale risposta del presidente Carles Puigdemont. Rajoy dopo il primo ultimatum, scaduto lunedì mattina alle 10, in cui si chiedeva a Puigdemont di chiarire se avesse dichiarato o meno formalmente l’indipendenza, ne ha dato un secondo, nel quale si dà tempo alla Catalogna fino a giovedì per “correggere il tiro”.

Almeno 692 aziende hanno spostato la propria sede dalla Catalogna ad altre parti della Spagna dal giorno del referendum sull’indipendenza. È quanto emerge dai dati del Colegio de Registradores de España, il registro delle imprese. La cifra potrebbe essere anche più alta perché i dati comprendono solo le province di Barcellona e Gerona, ma non quelle di Tarragona e di Lerida. Secondo il decano dell’organismo, Luis Suárez, la situazione politica sta causando l’uscita di circa 150 imprese al giorno.

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