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Mafia, confiscati beni all’imprenditore Rapisarda

Beni per un milione e mezzo di euro sono stati confiscati dalla Dia di Catania all’imprenditore Vincenzo Salvatore Rapisarda, arrestato nel 2015 nel corso dell’operazione coordinata dalla Procura distrettuale antimafia “En plein”, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Catania nei confronti di 16 persone ritenute affiliate al clan “Morabito-Rapisarda” di Paternò.

Vincenzo Salvatore Rapisarda è figlio di Salvatore capo indiscusso dell’omonimo clan mafioso, operante nel comune di Paternò, costituente l’articolazione, per quel territorio, del clan “Laudani” intesi “Mussi i Ficurina”.

Il 12 ottobre 2015, la Prefettura di Catania, a seguito delle risultanze investigative emerse sul conto di Vincenzo Salvatore Rapisarda, socio ed amministratore unico fino al 29 giugno 2015 della società Rsa Ttrasporti Srl, dalle quali emergevano frequentazioni con soggetti malavitosi nonché la sua vicinanza ad ambienti della criminalità organizzata di tipo mafioso, emetteva decreto interdittivo nei confronti della società.

Successivamente in data 16 gennaio 2016 Rapisarda, insieme ad altri 108 soggetti, tra cui il padre Salvatore, veniva raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catania nell’ambito dell’operazione del  comando provinciale dei carabinieri “Vicerè”, per associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata alla commissione di delitti contro la persona ed il patrimonio, in particolare di essere affiliato al pericoloso consesso mafioso facente parte dell’omonimo clan capeggiato dal padre ed inserito nell’organigramma della consorteria mafiosa denominata “Laudani”.

Gli accertamenti patrimoniali svolti dagli investigatori hanno consentito di accertare una notevole sproporzione tra le fonti dichiarate e i beni direttamente o indirettamente posseduti. Le indagini patrimoniali e societarie hanno consentito di far emergere come Rapisarda Vincenzo Salvatore abbia, successivamente all’arresto, ceduto le quote di due società operanti nell’attività di autotrasporto di merci per conto terzi a prossimi congiunti, al solo fine di eludere eventuali misure patrimoniali nei suoi confronti. Tali atti di cessione, ai sensi della normativa antimafia, venivano considerati privi di efficacia e il Tribunale di Catania ha quindi esteso il provvedimento ablativo anche alle quote sociali fittiziamente cedute.

Il provvedimento di confisca, eseguito oggi dalla Dia di Catania, ha colpito beni intestati alla convivente del Rapisarda ed a lui riconducibili, costituiti da una società operante nell’ambito dell’autotrasporto per conto terzi, una quota di partecipazione nel capitale sociale di altra società intestata ad un prossimo congiunto, operante anch’essa nella medesima attività nonché rapporti bancari e finanziari.

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