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Rifiuti, Cina chiude frontiere e in Italia bruciano impianti di smaltimento: la denuncia del Polieco

La lunga scia degli incendi in Italia, 250 roghi in tre anni, 80 da maggio ad oggi, molti in Campania. Le fiamme che colpiscono gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti sostituiscono sempre di più il traffico illecito. E’ la denuncia che è emersa dal Forum internazionale sull’economia dei rifiuti promosso dal consorzio Polieco, ad Ischia.

Come sottolineato dalla direttrice del Polieco, Claudia Salvestrini, che ha denunciato la situazione alla Direzione nazionale antimafia, “dagli studi da noi effettuati emerge che, spesso, ogni incendio è collegato ad altre realtà del settore che hanno subito o un’ispezione o un sequestro o un altro evento di combustione dei rifiuti. Quel che emerge è la mancanza dei controlli rispetto al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti che spesso non hanno i requisiti necessari per gestire cumuli di rifiuti”.

Ingenti quantità che in verità vengono solo inglobate nella logica di ricevere un mero profitto economico senza che questo sia però supportato da una adeguata e legale capacità di smaltimento. La situazione è peggiorata con il divieto di importazione di alcune tipologie di rifiuti plastici, emanato recentemente dalla Cina: venendo meno infatti, la valvola di sfogo verso Paesi terzi, si creano montagne di rifiuti che guarda caso prendono fuoco. E’ legittimo, dunque, il sospetto che ci sia una connessione fra i vari roghi e una gestione deviata de rifiuti.

“Bisogna stare sempre attenti ed è giusto che si scavi si cerchi di individuare quelli che possono essere interessi occulti”, ha commentato Catello Maresca, sostituto procuratore presso la Dda di Napoli.

Si è parlato anche degli strumenti normativi a disposizione della magistratura, come la nuova legge sugli ecoreati, per la quale, secondo Alessandro Milita, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e già pm del processo che ha condotto alla sentenza storica di condanna per disastro ambientale nei confronti dell’imprenditore Cipriano Chianese, occorre un miglioramento sugli ecodelitti già realizzati ma non ancora accertati. “Una serie ‘bombe chimiche’, se così possiamo definirle, inesplose o parzialmente esplose, si trovano in varie zone del nostro territorio. – spiega Milita – E in questi casi il problema è quello di considerare il delitto ancora in piedi poiché, anche se è stato compiuto decenni prima, non si è ancora manifestato”.

Non è mancato il ruolo dell’informazione. Per il giornalista Alessandro Cecchi Paone bisogna invece ricominciare dal mondo dei media per far capire che il riciclo dei rifiuti è un tema fondamentale per garantire la salute dei cittadini: “L’informazione – ha sostenuto Cecchi Paone – non si può ridurre a mera pubblicità che non chiarisce e non aiuta l’obiettivo fondamentale di risanare l’economia a partire dalla maggiore consapevolezza. Dobbiamo smetterla tutti di essere catastrofisti perché la gente è terrorizzata, fobica e paralizzata. Per mobilitare coscienze dobbiamo proporre soluzioni di futuro, con spazio al ‘fare’”.

IN ALTO IL VIDEO CON INTERVISTE

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