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Furti in Piemonte, sgominata banda di “Robin Hood” albanesi

Secondo gli investigatori sono responsabili di 18 furti in abitazione compiuti tra novembre 2016 e febbraio 2017. Dalle indagini sono emersi anche reati per rapina, ricettazione e favoreggiamento di un latitante che deve scontare 7 anni di reclusione per un tentato omicidio avvenuto a Verzuolo nel 2006.

Un’indagine lunga e complicata quella che ha portato all’arresto di 9 persone, tutte di nazionalità albanese, provenienti per lo più dalle province di Milano e Bergamo. Dei veri pendolari del crimine, con appoggi nel saluzzese, dove erano aiutati da due incensurati. L’attività investigativa è stata coordinata dalla Procura di Cuneo (pm Colangeli e Braghin) e delegata al Nucleo investigativo di Cuneo e al Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Saluzzo.

Degli arrestati, tutti pregiudicati, cinque sono in carcere. Uno di loro, su Facebook, scriveva di se stesso, alla voce professione, “ladro”. Altri scrivevano: “Rubiamo ai ricchi per dare ai poveri”, sentendosi come Robin Hood: da qui il nome dell’operazione. Il più vecchio. L.P., ha 38 anni. Il più giovane, S.A, ne ha 29. K.H, 24 anni, incensurato, si trova ai domiciliari, così come A.G, 20 anni, anche lui sconosciuto al crimine. Un altro membro della banda è stato tratto in arresto per violazione della normativa sull’immigrazione e, ancora, A.G. è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria per ricettazione. E’ stato fermato a bordo di un furgone, diretto verso l’Albania, con a bordo gioielli e preziosi, oltre a pc, tablet e materiale vario, tutto riconducibile ai furti. Sono stati recuperati, infatti, due veicoli rubati e 40mila euro di refurtiva, il tutto restituito ai legittimi proprietari nel corso delle indagini.

Le zone prese di mira dai furti erano in prevalenza il Saluzzese (Verzuolo, Busca, Manta, Villafalletto) e il monregalese (Pianfei, Villanova Mondovì, San Michele Mondovì, Vicoforte, Farigliano, Lesegno e Mondovì). Sono in corso accertamenti per verificare se sono attribuibili alla banda anche altri furti messi a segno nei mesi scorsi.

Tra i reati di cui devono rispondere, anche la rapina commessa a Villanova Mondovì ai danni del bar “Terranova”, avvenuta nella notte del 18 gennaio 2017. In tre avevano divelto la serranda e forzato la porta di ingresso, entrando all’interno del locale. La proprietaria, che vive sopra il bar, svegliata dai forti rumori provenienti dal locale, era scesa per verificare cosa stesse accadendo. Qui era stata minacciata con un manganello di ferro.

Le indagini – svolte anche con l’ausilio di intercettazioni e delle immagini di videosorveglianza – sono state avviate nel novembre scorso e si sono concluse nel mese di febbraio ed hanno consentito di individuare un gruppo di cittadini di nazionalità albanese, tutti dediti alla loro unica fonte di reddito: la progettazione ed esecuzione di furti in abitazione e in esercizi commerciali (eseguiti prevalentemente in orario serale o notturno) in maniera “abituale” e “professionale”.

L’organizzazione “logistica” della “batteria” (procurare appartamenti “coperti” e telefoni cellulari “dedicati” intestati a prestanome in favore dei complici) era di competenza, appunto, dei cittadini albanesi già residenti in Granda.

Nel corso delle intercettazioni sono state captate conversazioni durante le quali gli stranieri hanno discusso con altri loro connazionali, residenti in altre zone del territorio nazionale, dei “gruppi” di lavoro e della “qualità” delle persone che li compongono; dei rispettivi “modus operandi” (principalmente effrazione delle finestre, rottura delle serrature delle porte, sfondamento delle stesse); della possibilità di “scambiarsi i territori e le persone” con le quali collaboravano.

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