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Migranti e Ong, il governo si divide sul blocco dei porti

Dopo l’episodio della nave di Medici senza frontiere (Msf) alla quale è stato impedito di entrare nelle acque italiane per il trasbordo dei migranti soccorsi, si è acceso lo scontro politico sul codice di condotta delle Ong: secondo l’opposizione la sua applicazione si sta rivelando “fallimentare” e ci sarebbe una divergenza tra i ministri dell’Interno, Marco Minniti, e dei Trasporti, Graziano Delrio.

“Chi non ha firmato il Codice di condotta non potrà far parte del sistema di salvataggio che risponde all’Italia”, ha detto l’altro giorno il ministro Minniti, e infatti la nave Prudence di Medici senza Frontiere – una delle Ong che non ha sottoscritto il documento – non è entrata nelle acque territoriali italiane per trasbordare i 127 migranti che aveva soccorso. Si è fermata a 33 miglia da Lampedusa e qui è avvenuto il trasferimento su due motovedette della Guardia costiera.

In pratica, la stessa procedura attuata molte altre volte in passato, tant’è che la stessa Msf precisa che “tutto si è svolto in modo regolare. Noi continuiamo a lavorare, a stare in mare per salvare persone. Continuiamo a collaborare con la Guardia Costiera, come abbiamo sempre fatto. Se ci sono nuove modalità operative, ci adatteremo. Per noi va bene così, anche se ora ci coinvolgono meno per i soccorsi”.

Secondo quanto disposto dal Ministero dell’interno, in caso di richiesta di autorizzazione a entrare in un porto italiano da parte di una nave di una Ong che non ha sottoscritto il Codice, non ci deve essere risposta: il dicastero, infatti, è competente solo per quanto succede sulla terraferma. La competenza in mare è del ministero dei Trasporti che potrà scegliere a quale porto indirizzare l’imbarcazione, ma senza garantire la certezza che venga poi attivata la procedura per il fotosegnalamento dei migranti e il loro trasferimento nelle strutture di prima accoglienza.

Al momento il premier Paolo Gentiloni non ha preso una decisione definitiva e fa da mediatore tra i due dicasteri con posizioni oppposte (uno a favore di una applicazione rigida del codice per le Ong, l’altro per una prassi più morbida). Come fonti vicine al presidente del Consiglio dichiarano al “Corriere della Sera”, il Codice delle Ong adottato dal nostro governo, in sintonia con l’Unione Europea, non autorizza una stretta se con sui controlli di sicurezza e trasparenza delle imbarcazioni che salvano migranti, ma non consente all’Italia di chiudere i porti.

Del resto, uno dei due punti del Codice contestati da Msf – oltre a consentire la presenza a bordo di poliziotti armati – è proprio quello secondo cui le navi di soccorso devono concludere la loro operazione sbarcando i naufraghi nel porto sicuro di destinazione, e non trasferendoli su altre navi. Non firmando il codice, però, e di fatto non potendo accedere ai porti italiani, il trasbordo dei migranti in alto mare diventa inevitabile. Si tratta di un risultato che alcuni definiscono “paradossale”.

O, come dice Forza Italia, “fallimentare”. “Alla prima attuazione del codice, emerge che in realtà le ong che non lo accettano vengono addirittura favorite: la nostra guardia costiera risparmia loro il tempo di raggiungere il porto e prelevano merce umana in alto mare”, afferma il senatore Lucio Malan, secondo cui l’unica soluzione “è impedire le partenze o fermare i barconi prima che escano dalle acque libiche”. Maurizio Gasparri ipotizza una divergenze di vedute nel Governo: da un lato il ministro Delrio, “che dà direttive dissennate alla Guardia costiera” e che “di fatto e’ il capofila dei fiancheggiatori di Ong che alimentano scafisti, schiavisti, trafficanti di persone”; dall’altro il ministro Minniti che invece “vuole applicare il Codice” e che dovrebbe “mettere a tacere Delrio, che non è il padrone dei nostri porti”. Ad avviso del parlamentare azzurro, la Guardia costiera “deve ribellarsi di fronte a ordini contra legem”, perché prendere a bordo “clandestini” soccorsi dalle Ong e’ “in contrasto con le direttive del governo e del Viminale, con il regolamento per le Ong e con quanto si è deciso in Parlamento”.

Per la Lega occorre invece “sequestrare le navi delle Ong”, visto che con il Codice “il Governo ha fatto “una genialata: la nave di Msf non è autorizzata ad attraccare nei porti italiani e così la Guardia Costiera ha portato un numero considerevole di finti profughi a Lampedusa. Fantastico. Ma ci credono tutti imbecilli?”.

Con una lettera al “Corriere della sera”, Medici Senza Frontiere spiega come “è possibile salvare vite in mare, nel rispetto delle leggi e senza pregiudicare l’indipendenza umanitaria”. Purtroppo – prosegue l’Ong – “il Codice non ha la priorità di salvare vite”. Invece l’organizzazione propugna il “solo obiettivo di fornire assistenza alle popolazioni vulnerabili”. Per questo motivo, proseguono, “l’azione umanitaria deve essere sempre distinta da qualunque attività investigativa o politico-militare. Sia chiaro che Msf non ha alcun problema a ricevere a bordo la polizia, accade così a ogni sbarco. Ma in nessuno dei 70 paesi in cui operiamo accettiamo armi nei nostri progetti”. La conclusione è chiara: “Da sempre salviamo vite nel rispetto della legge. Il Codice non è una legge”.

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