Aversa

Aversa, “De Cristofaro convocato da Commissione Antimafia”: colpo mediatico del Pd?

Aversa – Per far capire come un’azione fosse sbagliata mio padre diceva “togliamo il fango dalle suole delle scarpe e ce lo mettiamo sulla faccia”, intendendo così sottolineare che il rimedio era peggiore del male. A mio parere è quanto sta accadendo a seguito del pressing in atto da parte del Partito Democratico sulla questione della mancata costituzione di parte civile del comune di Aversa nel processo “The Queen” che vede coinvolto Enrico De Cristofaro nella veste di presidente dell’Ordine Provinciale degli Architetti. Fare in modo che venga chiamato in udienza nella Commissione parlamentare Antimafia, a chi legge la notizia, dà la sensazione che il sindaco sia coinvolto, nella sua attuale veste, in chissà quali loschi affari.

La sensazione è forte, soprattutto se si legge la dichiarazione del senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella commissione stessa, diramata dal Pd aversano attraverso una nota stampa (leggi qui). “Durante la riunione dell’ufficio di presidenza della commissione Antimafia – spiega Mirabelli – ho chiesto e ottenuto di audire, alla ripresa dei lavori parlamentari, il sindaco di Aversa, Enrico De Cristofaro. Come è noto il sindaco è coinvolto nella indagine ‘The Queen’ che riguarda i rapporti tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione. La scelta del comune di Aversa, che ha deliberato di non costituirsi parte civile nell’inchiesta, appare grave in particolare in un territorio dove la camorra opera e si è insediata da tempo e dove, per questo, l’impegno dei comuni contro le mafie deve essere costante, senza ambiguità ed esplicito. Per questo si è ritenuto opportuno convocare il sindaco per chiedergli di spiegare le ragioni di una scelta difficilmente comprensibile nella sostanza e nel metodo”.

Considerando che sostanza e metodo sono stati spiegati in maniera chiara nella delibera di giunta che ha detto ‘no’ alla costituzione di parte, civile perché i fatti relativi al processo “The Queen” non interessano la città di Aversa, eventuali illeciti compiuti nell’affidamento della gara indetta dall’Adisu per la ristrutturazione dell’ex carcere mandamentale, concesso dal Comune in comodato d’uso gratuito all’Adisu oltre dieci anni fa, sarebbero stati compiuti da persone non legate al Comune di Aversa.

Se responsabilità venissero dimostrate a carico di De Cristofaro sarebbero imputabili al ruolo di presidente dell’Ordine che ricopriva all’epoca dei fatti, non a quello di sindaco di Aversa, come sembra far intendere la comunicazione diffusa a nome del senatore Mirabelli. Una dichiarazione, se confermata, che lascerebbe passare il messaggio di un sindaco quanto meno a conoscenza di fatti criminali, coinvolgenti criminalità organizzata e pubblica amministrazione. Cosa che, aggiunta al dato di fatto che quel sindaco è coinvolto nel processo “The Queen”, che affronta l’argomento di appalti illeciti, rende possibile ipotizzare che Aversa sia amministrata da un primo cittadino che avrebbe agito, e potrebbe ancora agire, al di fuori degli schemi imposti dalla legge, protetto da una giunta che ne avrebbe inteso coprire eventuali responsabilità decidendo la non costituzione di parte civile dell’Ente comunale.

Se non si tengono distinti i ruoli di presidente dell’Ordine degli Architetti e di sindaco, ricoperti da De Cristofaro in tempi diversi, tutto questo davvero è fango che viene gettato sull’immagine di Aversa proprio da parte di chi afferma di volerla tutelare. Se, invece, la richiesta di audizione di De Cristofaro in Commissione Antimafia fatta dal senatore Mirabelli non fosse stata indirizzata, se davvero lo è stata, al sindaco De Cristofaro ma allo stesso come ex presidente dell’Ordine provinciale degli architetti con molta probabilità l’opinione pubblica non avrebbe associato la città di Aversa alle peripezie giudiziarie dell’attuale sindaco.

Altrettanto probabilmente l’annuncio non avrebbe avuto quella risposta, mediatica, politicamente utile all’opposizione, che ha la convocazione di un sindaco in audizione in Commissione Antimafia, però avrebbe lasciato intatta l’immagine della città che, dopo averlo ristrutturato a proprie spese, ha l’unica colpa di aver donato un bene pubblico all’Adisu perché fosse utilizzato da subito, come alloggio per studenti fuori sede, e non averne chiesto la restituzione dopo avere constatato che non veniva utilizzato per il fine per il quale era stato concesso gratuitamente all’ente universitario ma lasciato per anni all’abbandono e degrado, al punto da ritenere necessario un intervento di manutenzione-ristrutturazione che oggi è sotto l’occhio della magistratura.

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