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Uova contaminate, italiani preoccupati: ma il ministero rassicura

Due italiani su tre (66%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute anche per effetto del ripetersi di emergenze sanitarie che hanno caratterizzato l’ultimo secolo, dalla mucca pazza fino allo scandalo delle uova contaminate.

E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè divulgata dopo che sono stati fatti i primi sequestri anche in Italia che figura tra i 15 Paesi ad aver ricevuto uova dalle aziende coinvolte nello scandalo delle uova contaminate in Olanda con l’insetticida fipronil. Ma il ministero della Salute ieri ha rassicurato i consumatori: “Il rischio è marginale, le uova in Italia non sono mai entrate in commercio”.

L’agenzia per la sicurezza alimentare belga, “l’Afsca, non ha organizzato controlli sistematici per rintracciare l’uso dell’insetticida fipronil nella catena alimentare, nonostante un rapporto del Consiglio superiore della sanità belga mettesse in guardia sulla tossicità del prodotto, già nel giugno 2016”. E’ quanto pubblica Le Soir, il principale quotidiano belga in lingua francese, citando fonti proprie, in merito allo scandalo delle uova contaminate che ormai coinvolge oltre metà dei Paesi dell’Ue.

Dalla Commissione europea spiegano: “Dato che sono soprattutto le galline ovaiole ad essere state coinvolte” nello scandalo della somministrazione dell’insetticida fipronil, “l’attenzione è rivolta alle uova. Tuttavia è chiaro che anche la carne dei polli delle aziende bloccate” in Belgio, Olanda, Francia e Germania, “deve essere controllata in osservanza con la legge Ue, prima di essere immessa sul mercato. E a quanto comprendiamo, è quanto stanno facendo alcuni Stati membri, dove si trovano queste aziende”. Anche la Repubblica Ceca si è aggiunta alla lista dei Paesi che hanno assunto misure cautelative.

Intanto, il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo sottolinea il ruolo dell’Italia che da “leader europeo nella qualità e nella sicurezza alimentare ha il compito di svolgere un ruolo di apripista nelle politiche comunitarie alimentari comunitarie che troppo spesso spingono alla omologazione ed ad un livellamento verso il basso”. Per Moncalvo “si è evidenziata la necessità di una informazione corretta e tempestiva. Una misura che si è dimostrata efficace in questi anni, dalla mucca pazza all’aviaria, è stata l’introduzione dell’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti senza attendere che si verifichino le emergenze, ma – precisa Moncalvo – va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati”.

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