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Assalti a blindati in Toscana, sgominata banda di rapinatori foggiani

Smantellato dalla polizia un commando armato specializzato in assalti a portavalori. Si tratta di un gruppo di otto persone, tutte di Cerignola, ritenute responsabili del colpo (fallito per un errore tecnico) ai danni di due blindati della Btv Mondialpol, a Feuglia, in provincia di Pisa il 30 settembre 2016. L’intento era quello di portare a casa ben 6 milioni di euro, contenuti in uno dei mezzi della ditta.

In arresto i presunti capi dell’organizzazione, Antonio Braschi, 39 anni, e Pasquale Saracino, di 43. Assieme a loro sono finiti in carcere Cosimo Attila Cirulli, 27 abnni, Pasquale Matera, 40, Gennaro Lorusso, 39, Damiano Carlucci, 46, Giuseppe Stefanelli, 34, e Matteo Lagrasta, 43. Indagini sono ancora in corso per accertare il loro coinvolgimento anche nell’assalto a un portavalori tra Ancona Sud e Loreto, avvenuto esattamente un anno prima, il 30 settembre 2015.

Braschi e Saracino erano già sotto obbligo di dimora per un altro fatto di cronaca piuttosto rilevante, l’assalto al caveau della Np Service a Foggia nel giugno 2014, quando misero a ferro e fuoco la città ma senza riuscire a portare via il denaro.

L’operazione si focalizza sull’episodio del 30 settembre 2016 sulla A12. Le squadre mobili diFirenze, Pisa, Ancona e Foggia assieme agli uomini dello Sco (Servizio centrale operativo) sono giunte agli 8 arresti dopo mesi di indagini. È emerso che gli indagati, simulando l’appartenenza alle forze dell’ordine con falsi lampeggianti e dispositivi di segnalazione manuale, chiusero l’arteria autostradale A12 tra Rosignano e Collesalvetti, nel Livornese.

Poi il commando bloccò oltre 10 chilometri di autostrada, in entrambi i sensi di marcia, costringendo a scendere dalle proprie auto gli automobilisti in transito e posizionando le vetture in modo tale da chiudere l’A12 creando code chilometriche. I banditi disseminarono una serie di chiodi a quattro punte ed esplosero colpi d’arma da fuoco sulle auto i cui conducenti si mostravano reticenti ad abbandonare il mezzo.

I blindati, intercettati in una galleria, furono raggiunti da diversi colpi di Ak 47 (kalashnikov) e di fucile a pompa. Ne scaturì un conflitto a fuoco con le guardie giurate nel corso del quale si contarono ben 170 colpi esplosi. Nessuno rimase ferito. Carlucci salì sul tetto del portavalori ma durante il taglio della lamiera scattò il sistema “spuma block” in quanto il bandito aveva urtato un tubo. Per questo motivo la banda dovette abortire il colpo fuggendo via a mani vuote.

L’inchiesta, coordinata dalla procura di Pisa, ha immediatamente evidenziato come la rapina fosse stata progettata ed eseguita con grande cura da un gruppo di persone, ben strutturato e altamente specializzato, che utilizzò per i lunghi spostamenti anche un veicolo pesante, ovvero un autoarticolato in grado di trasportare l’intero commando, insieme alle armi e alle attrezzature impiegate.

Le preliminari risultanze investigative – suffragate da intercettazioni (come quella di un colloquio in carcere durante il quale Carlucci parla del suo ruolo nell’assalto e di quello di Saracino, ndr), sofisticate analisi del traffico telefonico, accertamenti balistici e servizi di osservazione, nonché mirate analisi sulle tracce di pneumatici, sulle impronte rilevate nell’ambito dell’inchiesta e sui veicoli rubati utilizzati per il colpo – hanno portato gli investigatori ad individuare il possibile luogo di partenza dei rapinatori nella zona del Foggiano.

È stato successivamente ricostruito, difatti, come alcuni degli indagati abbiano soggiornato sul litorale tirrenico durante i mesi precedenti alla rapina, per svolgere accurati sopralluoghi e monitorare gli spostamenti dei “portavalori”. Uno su tutti Braschi, mentre Lorusso già viveva in provincia di Pisa e Matera in provincia di Firenze. Proprio da questi ultimi due gli altri del commando andarono a soggiornare nelle settimane precedenti al colpo.

Il gip di Pisa ha accolto le richieste della Procura e disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti degli 8 indagati, ritenuti gli esecutori materiali dell’assalto, permettendo, tra le altre cose, di disarticolare un pericoloso gruppo criminale radicato nel Foggiano. Eseguiti 9 decreti di perquisizione personale e domiciliare, nei confronti di altrettanti, ulteriori soggetti, indagati in stato di libertà per menzionati reati.

Durante gli arresti effettuati nella notte, è emerso che il gruppo stava pianificando un altro colpo. Anche Pasquale Matera era a Cerignola, segnale in più per credere che la banda stesse per rimettersi all’opera. Infatti la polizia, oltre a far scattare le manette, ha sequestrato giubbotti antiproiettile, radio trasmittenti, jammer e una pistola, quest’ultima ritrovata in un autoparco.

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