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Traffico di droga tra Ecuador e Spagna, torna in libertà Giuseppe De Vivo

Il Tribunale del Riesame di Napoli, a seguito dell’udienza celebrata il 21 luglio, ha totalmente annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli nei confronti di Giuseppe De Vivo, in pieno accoglimento dell’istanza della difesa, rappresentata dall’avvocato Raffaele Costanzo, rimettendolo in libertà.

De Vivo era stato arrestato per narcotraffico internazionale con un provvedimento di fermo della Direzione distrettuale di Napoli e, dopo l’udienza di convalida presso il carcere di Poggioreale, dove era stato recluso, aveva già ottenuto i domiciliari dal gip. Contro il provvedimento la Procura aveva chiesto di ripristinare il carcere. Ma da venerdì, a seguito del provvedimento del Tribunale della libertà, De Vivo è totalmente libero.

L’inchiesta, che lo scorso 5 luglio ha portato al fermo di 33 persone, di cui 15 in Italia, riguarda un traffico internazionale di cocaina dall’Ecuador all’Italia, che transitava per Spagna e Olanda all’interno di container. Un affare milionario per i due clan napoletani dei Puccinelli del Rione Traiano e dei Polverino di Marano.

La Guardia di Finanza e la Guardia Civil spagnola hanno individuato due gruppi paralleli, uno napoletano e uno spagnolo, capeggiato da un napoletano residente a Barcellona. I soldi della droga venivano riciclati nei ristoranti della città catalana. Sequestrati beni per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro. Coinvolti anche due “colletti bianchi”, tra cui il viceambasciatore di uno stato dell’Africa occidentale, Angelo Antonio Toriello, 55 anni, originario di Mercato San Severino (Salerno), ma di fatto residente in Inghilterra, per il quale, al momento, è stato confermato il carcere.

Durante tutto l’arco delle indagini, le forze dell’ordine hanno sequestrato tra l’Italia e la Spagna circa 1000 chili di sostanze stupefacenti, di cui circa 520 di cocaina, proveniente dal Sudamerica, e oltre 450 tra hashish, amnesia, e marijuana proveniente invece dal Marocco. Gli inquirenti, inoltre, hanno individuato delle attività economiche tra l’Italia, la Spagna e la Germania, collegabili a dei prestanome dell’organizzazione criminale.

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