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Roma, auto di lusso rubate e rivendute come nuove: 9 arresti

Roma – Facevano il lifting alle auto rubate e le vendevano come nuove. La polizia ha eseguito 9 misure di custodia cautelare nella operazione denominata “double car”. L’indagine era partita il 25 ottobre 2016, a seguito della segnalazione della titolare di un’agenzia pratiche auto di Roma, la quale, incaricata di procedere alla nazionalizzazione di due autovetture di provenienza estera, aveva notato degli elementi che l’avevano fortemente insospettita circa la genuinità della documentazione allegata alle pratiche.

L’attività investigativa condotta dagli agenti del commissariato Prenestino, con intercettazioni telefoniche e ambientali e numerose perquisizioni di concessionari, singoli venditori e agenzie pratiche auto, ha consentito di delineare l’esistenza di un vasto gruppo di persone, ognuna di loro con un incarico ed un ruolo ben preciso, che gestiva un fiorente giro di furti di autovetture di ingente valore (Land Rover, Porsche, Mercedes e Mini) sia in Italia che all’estero.

Ma anche furti o ricettazione di carte di circolazione cosiddette “in bianco” di provenienza estera, in particolare tedesca. E infine riciclaggio delle auto rubate mediante la contraffazione del numero di telaio con nuova punzonatura e alla successiva prima immatricolazione in Italia (cosiddetta nazionalizzazione) mediante persone compiacenti. Le autovetture, così ripulite, venivano vendute ad ignari acquirenti al prezzo di mercato.

Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati 30 autoveicoli di provenienza furtiva, per un valore di mercato superiore a 800mila euro, con i numeri di telaio e le relative carte di circolazioni alterate, 7 dei quali trovati all’interno della proprietà di uno dei maggiori indagati ancora da commercializzare e gli altri, già rivenduti a ignari acquirenti, abilmente truffati. La maggior parte delle auto erano state commercializzate attraverso una nota autorivendita operante nel quartiere Labaro.

I proventi illeciti delle vendite, inoltre, invece di entrare nell’attivo dell’autorivendita, sono stati indirizzati sul conto corrente di una società di manutenzione ascensori, gestita da uno degli appartenenti al sodalizio criminale e, da questo, fatti sparire nel volgere di poco tempo a favore di coloro che avevano contribuito all’attuazione della complessa attività criminosa.

Cinque le persone arrestate: un uomo di origine albanese con precedenti di polizia, trovato peraltro in possesso di un timbro dello Stato; il titolare dell’autorivendita utilizzata per riciclare le auto di provenienza illecita; un imprenditore di origine campana; un altro venditore di autovetture, nonchè un noto pregiudicato di Nettuno tutti con precedenti di polizia anche specifici.

Tra i quattro sottoposti alla misura cautelare personale dell’obbligo di firma davanti la polizia giudiziaria figurano: il factotum dell’imprenditore campano; un operaio di Roma prestatosi ad intestarsi fittiziamente alcune delle auto riciclate e nazionalizzate nonché ad esportarle all’estero; due individui romani, un uomo e una donna, entrambi con precedenti di polizia, fermati a Bari nel mentre tentavano di esportare una delle auto riciclate, ai quali è stato applicato anche il divieto di espatrio.

Oltre alle nove persone colpite dall’ordinanza cautelare, risultano indagati altri individui, i quali, a vario titolo, si sono resi responsabili di alcuni singoli episodi concernenti il riciclaggio delle autovetture di provenienza illecita.

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