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Mestre, coppia narcotizzata e uccisa: chiesta perizia psichiatrica per Perale

Una cena tra amici sfociata in un nuovo caso di omicidio a sfondo passionale. Parliamo del duplice assassinio di Mestre, compiuto nella notte tra il 17 e il 18 giugno scorsi, con vittime un ingegnere di 30 anni, Biagio Buonomo, originario di Sant’Arpino (Caserta) e la sua fidanzata russa, Anastasia Shakurova, di 30.

Ad ucciderli l’ex compagno di lei, Stefano Perale, 50 anni, di Mestre, docente formatore, nell’appartamento di quest’ultimo, al primo piano di una palazzina nell’immediata periferia della città veneta. Era stato lo stesso Perale, in stato confusionale, a chiamare in piena notte la polizia e confessare: “Venite, ho ucciso due persone”.

Il gip del tribunale di Venezia, Marta Paccagnella, vista la richiesta presentata lo scorso 20 luglio dal pm Giorgio Gava a carico di Perale, ha disposto una perizia sulla capacità di intendere e volere dell’indagato, attualmente recluso, nominando come perito il dottor Gianfranco Rivellini e fissando l’udienza per il conferimento dell’incarico al 31 luglio.

Nel processo si sono costituiti, come parti offese, i congiunti di Biagio Buonomo: il padre Vito e la sorella Simona, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Michele Maturi del Foro di Venezia e Raffaele Costanzo del Foro di Santa Maria Capua Vetere. Mentre per la giovane russa si è costituito l’ex marito, un 37enne italiano residente nel Veneziano.

Quando gli agenti arrivarono nell’appartamento, i segni della carneficina erano ancora evidenti, a partire dalla grande macchia di sangue all’ingresso del condominio. L’uomo aveva prima fatto bere alla coppia una sostanza narcotizzante, mescolata alle bibite servite a tavola, per poi ucciderli. Si era accanito prima sulla sua ex, una bella ragazza dai lunghi capelli castani che aveva studiato all’Università Ca’ Foscari di Venezia, soffocandola in camera da letto, forse con un fazzoletto premuto a lungo sul volto, e poi aveva rivolto la sua rabbia contro il “rivale”, colpito a sprangate in cucina e finito, secondo una prima ipotesi, proprio nell’androne del palazzo, dove Perale lo aveva raggiunto mentre la sua vittima tentava di fuggire.

L’ingegnere Buonomo lavorava nel Veneziano per seguire il progetto del Superjet russo SSJ-100. Il padre Vito lavora come geometra all’ufficio tecnico al Comune di Sant’Arpino. Dopo il matrimonio si era trasferito nella vicina Sant’Antimo, al confine tra le province di Caserta e Napoli. Lì Biagio aveva vissuto fino alla morte della madre, avvenuta sette anni fa per una complicazione sopraggiunta dopo un banale intervento chirurgico. Il padre si era poi trasferito ad Aversa, dove abita con la seconda moglie, e il giovane Biagio junior, laureatosi in ingegneria alla Federico II di Napoli, e che nel frattempo aveva trasferito la residenza a Barano d’Ischia, dove vive la sorella, aveva cominciato a girare l’Italia per lavoro. Da un po’ di tempo viveva a Gallarate, in provincia di Varese, insieme ad Anastasia con la quale era stato ad Ischia cinque giorni prima della tragedia.

Nelle foto, sotto, Anastacia Shakurova, Biagio Junior Buonomo e Stefano Perale. 

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