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Madre e figlioletta uccise a Parma: confessa il giovane ghanese

E’ stato fermato martedì sera dalla Polfer, alla Stazione Centrale di Milano, dove gli agenti lo hanno riconosciuto e bloccato. Solomon Nyantakyi, il 21enne ghanese ritenuto l’autore del duplice omicidio della madre e della sorellina di 11 anni, avvenuto a Parma, ha confessato. Dopo aver ucciso le sue vittime a coltellate, il giovane, ex promessa del Parma Calcio, si era reso irreperibile.

Scioccato il padre, Fred Nyantakyi, che al momento dell’accaduto si trovava a Londra per lavoro. Dopo essere stato dipendente per 15 anni di una azienda di prodotti gastronomici del Parmense, l’uomo ha deciso di tentare la fortuna nella capitale britannica e non aveva nascosto il desiderio di poter trasferire tutta la famiglia.

Sbigottito Roberto Donadoni, oggi allenatore del Bologna, che portò Solomon in prima squadra al Parma: “Ricordo Solomon, si allenava con noi del Parma e lo portai in panchina più di una volta. Non è facile inquadrare il carattere di un giovane calciatore in una squadra di A, ma ricordo che era un ragazzo tranquillo, anzi direi taciturno. E se davvero è stato lui, è difficile capire cosa possa essere passato per la sua testa”. “Veniva dalle giovanili del Parma, – aggiunge l’ex ct della Nazionale italiana – era un centrocampista, poi quando la società è fallita non so che percorsi abbia preso”.

Cristiano Lucarelli, ex attaccante del Livorno e della nazionale, che allenò il giovane ghanese nelle giovanili del Parma, fa comprendere che il ragazzo soffrisse di depressione anche se nessuno si aspettava da lui un gesto così folle: “Dal suo comportamento estroverso nelle giovanili del Parma si vedeva che aveva dei problemi. – dice Lucarelli – Però mai, mai, mai l’ho visto alzare la voce, litigare con qualcuno, avere una reazione scomposta. Era ipereducato. Ora sono scosso. Era esattamente quel tipo di ragazzo dal quale non ti aspetteresti mai una cosa del genere”. Lucarelli non sa se negli anni passati Solomon Nyantiakyi era in cura da uno psicologo, ma sottolinea di aver provato “ad aiutarlo” per la sua depressione. “Sapevo, e lo chiamai al Cuoiopelli, in LegaPro: è la squadra di Santa Croce sull’Arno, 200 chilometri da Parma. Si allenò con noi quindici giorni, poi scappò. Venne da me a dire che gli mancava la famiglia, gli amici, la casa. Pensai fosse nostalgia. E ora sono sconvolto”.

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