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Siria, Usa: “Se Assad usa armi chimiche la pagherà cara. Russia: “Basta minacce”

La Casa Bianca mette in guardia il presidente siriano Bashar Al Assad, affermando che “se ci saranno nuovi attacchi chimici, lui e il suo esercito pagheranno un prezzo pesante”. “Gli Stati Uniti hanno identificato possibili preparativi per un altro attacco di massa con armi chimiche, simile a quello effettuato ad aprile a Idlib, che causerebbe una strage di civili”, si legge in un comunicato. Mosca smentisce e replica: “Basta minacce”.

“Come abbiamo dichiarato in precedenza – prosegue la nota – l’America sono all’opera per eliminare l’Isis dall’Iraq e dalla Siria”. Gli Stati Uniti avevano reagito al precedente attacco chimico lanciando una sessantina di missili contro la base militare che aveva dato il via ai raid.

“Riteniamo inammissibili le minacce al governo legittimo siriano” e “riteniamo assolutamente inammissibile e inaccettabile l’uso di sostanze tossiche”. Così il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha commentato la dichiarazione con cui la Casa Bianca ha messo in guardia Assad contro nuovi attacchi chimici di cui gli Usa avrebbero individuato “possibili preparativi”.

Almeno 57 persone sono rimaste uccise in un raid aereo messo a segno dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro una prigione dei jihadisti dello Stato islamico (Isis) nell’Est della Siria. Lo ha riferito oggi l’Osservatorio siriano per i diritti umani. “Il bombardamento ha colpito una prigione dell’Isis nella citta’ di Mayadin lunedì all’alba – ha detto alla France presse il direttore della Ong, Rami Abdel Rahmane – e ha provocato la morte di 42 civili e di 15 jihadisti, tra guardie e prigionieri”.

Il governo siriano ha respinto le accuse rivolte dalla Casa Bianca a Damasco di preparare un attacco chimico in zone siriane fuori dal controllo governativo. Interpellato dall’Associated Press, il ministro siriano per la riconciliazione Ali Haidar ha affermato che le accuse rivolte nelle ultime ore da Washington prefigurano una nuova campagna diplomatica contro la Siria nel consesso dell’Onu.

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