Aversa

Aversa, la Giunta chiede al Governo la stabilizzazione dei Lavoratori Socialmente Utili

Aversa – “Stabilizzare tutti i lavoratori socialmente utili attualmente in servizio presso il Comune di Aversa, facendo in modo che la copertura dei costi relativi non ricada sul bilancio dell’Ente le cui risorse, allo stato, non consentono adeguata copertura, evitando, altresì, che tali stabilizzazioni possano incidere sui programmi assunzionali dell’Ente”.

Questo quanto chiedono, con un atti di indirizzo deliberato dalla giunta, il sindaco Enrico De Cristofaro e i sei assessori che compongono l’esecutivo normanno, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Presidente della Giunta Regionale della Campania, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato, al presidente del Consiglio Regionale della Campania.

Nell’atto, gli amministratori normanni evidenziano che presso il Comune di Aversa sono in corso, da diversi anni, attività che vedono l’utilizzo di lavoratori socialmente utili. “Tali lavoratori, – si legge nell’atto dell’esecutivo – attraverso il proprio costante impegno, rappresentano un importante ed irrinunciabile supporto per i vari uffici e servizi comunali    nello svolgimento delle attività istituzionali”.

“L’utilizzo di tali risorse umane a supporto della struttura burocratica, – continua la nota – riduce, in molti casi, i disagi quotidiani legati al sempre più ridotto numero di risorse operanti presso questo Ente ed ai numerosi e crescenti adempimenti rientranti nelle competenze degli Enti Locali”.

Da queste considerazioni deriva che “risulta non più procrastinabile l’attivazione di adeguati percorsi amministrativi volti ad attribuire a questi lavoratori un giusto riconoscimento giuridico ed economico”.

Per la cronaca, attualmente, i lavoratori socialmente utili presso il comune di Aversa sono circa sessanta e ricevono un’indennità, peraltro recentemente erogata con notevole ritardo, non sempre sufficiente a soddisfare le esigenze personali e familiari, alimentando il senso di precarietà e di mancato riconoscimento del lavoro svolto nell’interesse dell’Ente, oltre ad un’integrazione salariale da parte dello stesso comune per alcuni di essi per attività svolte oltre il previsto orario giornaliero.

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